13 Gennaio 2026

Quella estate del ’42 a Ceglie

I soldati della "Folgore" in partenza per El Alamein accampati a Ceglie nell'estate del '42
I soldati della "Folgore" in partenza per El Alamein accampati a Ceglie nell'estate del '42

Prima di imbarcarsi per l’Africa e raggiungere El Alamein i “ragazzi della Folgore” hanno sostato accampati nelle campagne del Brindisino. Nel libro di un soldato, il paracadutista piemontese Battista Trovero, si narrano le ansie e i timori prima della partecipazione all’evento bellico. Ma si racconta anche dell’amicizia con Vincenzo, contadino cegliese reduce del Carso e proprietario di un trullo dove i militari furono accolti come figli: “E una domenica, dopo l’uscita dalla Messa, ci ritroviamo in 15 a mangiare intorno ad un enorme tavolo”

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di Domenico Strada

…dalla terra rossa degli uliveti alla sabbia di El Alamein.

Fra le pubblicazioni che parlano della battaglia di El Alamein (Egitto, 23 ottobre – 6 novembre 1942), ce ne sono alcune i cui autori non sono storici militari o generali, ma  soldati o quali avendo vissuto quelle settimane che hanno anche preceduto l’evento bellico, possono consentire ai lettori di partecipare alle loro emozioni che non si sono mai sopite.

Ritorno a El Alamein”, libro di Battista Trovero

Dal mio punto di vista sono particolarmente preziose e suggestive le pagine in  cui si racconta della permanenza nelle campagne di Ceglie Messapica, Ostuni e Villa Castelli, nel giugno/luglio 1942, dei paracadutisti, noti come “i ragazzi della Folgore”, immediatamente prima della loro partenza per il fronte di El Alamein (articolo del 24 giugno 2024). Recentemente ho avuto modo di rintracciare un altro libro dal titolo “Ritorno ad El Alamein” edito nel 1983 da Mursia, in cui il paracadutista piemontese Battista G. Trovero, racconta senza alcuna vana enfasi, con una prosa elegante ed accattivante e senza pretese letterarie, del periodo da quando, nel settembre 1941, appena 20enne, ha indossato l’uniforme di alpino artigliere, per poi passare, come volontario, alla specialità di paracadutista con addestramento a Tarquinia e a Viterbo, alla permanenza in Puglia, ai combattimenti sul fronte di El Alamein sino alla sua cattura da parte degli inglesi il 6 novembre 1942. 

Dalle due pagine che richiamerò, traspare che Trovero, della nostra terra e della nostra gente, ha conservato un ricordo della stessa  “dolcezza” dei fichi neri grandi come “lampadine” che ha assaporato vicino ad un trullo di un  contadino di nome Vincenzo, accumunato a questi giovani soldati come ex fante del fronte del Carso nel primo conflitto mondiale.

“Si parte per Ceglie Messapico vicino ad Ostuni. Faremo tiri con il 47/32 e collegamenti radio. L’ultima sosta pacifica prima della grande baraonda …”.

Il 47/32 è il cannone anticarro in dotazione al 185^ reggimento artiglieria paracadutisti della Folgore. Per la prevista azione su Malta, poi annullata, era previsto il lancio anche dei cannoni smontati in più parti riposti nei cosiddetti contenitori attaccati ai paracadute.

Questi preziosi cannoni, trainati a mano, accompagneranno i nostri sul fronte africano.

La tenda dei soldati italiani montata vicino ad un trullo

“…A Ceglie Messapico siamo accampati in un vasto uliveto ai margini della cittadina. Ceglie Messapico, con i suoi 20.000 abitanti, più che una cittadina è un grosso borgo di campagna, poverissimo, che vive esclusivamente dei prodotti del suolo e di un magro artigianato. Brindisi dista soltanto una quarantina di chilometri, ma chi di noi ha voglia di muoversi in questo caldo mese di giugno! E poi il morale è a terra. A rallegrare la situazione è il vino locale eccellente e a buon mercato …”.

La descrizione è semplice ed efficace. Ceglie appare a questi giovani ma particolari visitatori come un paese senza particolari attrattive. Trovero e cinque altri paracadutisti radiotelegrafisti, hanno modo di conoscere Vincenzo.

“…Noi delle radio, siamo in 6, veniamo trasferiti qualche giorno dopo in un vicino ficheto. Siamo ospiti di un anziano contadino di nome Vincenzo, vedovo, ex combattente sul Carso durante il primo conflitto mondiale. Vincenzo è felice di questa novità che gli porta compagnia. Abita in un piccolo trullo imbiancato a calce,  fresco, pulitissimo che ci incuriosisce. E’ la prima volta che vediamo un ‘abitazione del genere. Quante cose s’imparano visitando l’Italia da militare! La nostra tenda è a ridosso del trullo, contro il muro a secco di recinzione, protetta da un enorme fico. Gli alberi sono carichi di frutti neri, grossi come lampadine, dolcissimi. Per raccoglierli basta alzare la mano, anche da seduti. Vincenzo ci ha autorizzati a mangiarne quanti ne vogliamo. E’ un ottimo quanto inatteso miglioramento rancio…”.

I soldati della “Folgore” accampati nella campagna di Ceglie Messapica nell’estate del 1942: “Il morale è a terra, così per ricambiare anche l’ospitalità di Vincenzo, una domenica abbiamo organizzato un pranzo con pastasciutta per 15 persone”

Vincenzo non ha molto da offrire e i giovani paracadutisti sentono la necessita di doversi in qualche modo sdebitare dividendo una piccola riserva aurea che si portano dietro da Viterbo.

“… per parte nostra possediamo un sacchetto di 10 chili di maccheroni – quelli di farina bianca – acquistato al mercato nero di Viterbo. Pensavamo di dover tirare la cinghia in Puglia. Invece il rancio è buono e abbondante. La pasta non ci serve. Così, contraccambiamo la cortesia del nostro padrone di casa regalandogli un paio di chili di maccheroni. Vincenzo si schermisce per la forma, poi accetta felice. Con il razionamento e la tessera non c’è da stare allegri, e prima che una sola persona accumuli tanti tagliandi da farsi una buona pastasciutta ci vuole almeno un mese. E non  sarà pasta bianca. Decidiamo perciò di organizzare una pastasciutta gigante come ne facevamo spesso a Civitavecchia e a Tarquinia, nei bei tempi della Scuola, e di invitare Vincenzo. Ma chi la prepara?

Suggeriamo al nostro nuovo amico di trovare una famiglia numerosa di sua conoscenza disposta a prepararcela. Ne approfittiamo tutti. Noi forniamo pasta bianca, pane e scatolette di carne. La domenica successiva a mezzogiorno, dopo l’uscita dalla Messa, ci ritroviamo in 15 intorno ad un enorme tavolo sul quale fumano tre vaste insalatiere ricolme di pastasciutta: padre, madre, 6 figli dai tre ai dieci anni con l’acquolina in bocca, Vincenzo e noi 6. Insalata mista,  frutta e dolce paesano completano la colazione. Questa brava gente che si è fatta in quattro, non solo cucinando ma tirando fuori la tovaglia più bella – forse un regalo di nozze – avrà un buon ricordo di noi, di quei 6 ragazzi ventenni, allegri, che sarebbero partiti per l’Africa pochi giorni dopo. Chissà se queste righe cadranno sotto gli occhi di uno di quei bambini, oggi uomini? La pasta cruda avanzata la regaliamo alla padrona di casa che ci ringrazia con le lacrime agli occhi. Loro ne hanno bisogno, noi no”.

Dopo 83 anni si è forse avverato l’auspicio dei 6 paracadutisti; il loro desiderio di lasciare un “buon ricordo” fra i cegliesi  troverà respiro in chi leggerà questo articolo.

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