Il sindacalista di Ceglie Messapica eletto per il Dipartimento che dovrà occuparsi di lavoro e dei diritti dei lavoratori. Non si placa l’emergenza del caporalato, fenomeno esteso a molte regioni italiane
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Il cegliese Angelo Leo è stato eletto responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura del partito di Rifondazione comunista – Sinistra Europea. Sindacalista, per anni impegnato nel riconoscimento dei diritti dei lavoratori, in modo particolare nel fenomeno del caporalato, nonché autore di alcuni libri che hanno messo in luce la portata e lo sfruttamento dell’occupazione nel mondo dell’agricoltura, Angelo Leo è stato votato a scrutinio segreto proprio su proposta del segretario nazionale del partito, Maurizio Acerbo. “Per la mia inaspettata e gradita elezione ringrazio innanzitutto il segretario nazionale Maurizio Acerbo con tutta la segreteria e soprattutto tutte le compagne e i compagni del comitato politico che mi hanno votato affidandomi l’importante responsabilità di dirigere il Dipartimento nazionale agricoltura” ha affermato Leo.
L’elezione e la scelta dei vertici nei vari settori di Prc sono stati avviati dal Comitato Politico nazionale di Rifondazione Comunista che si è riunito nei giorni scorsi “per lanciare – si afferma in una nota ufficiale – un programma politico unitario di opposizione al governo Meloni”.
Subito al lavoro per costituire il ”Gruppo di Lavoro Agricoltura”, Leo ha nuovamente richiamato l’attenzione sul caporalato, sulla sua estensione e ramificazione in moltissime regioni italiane e proprio partendo dall’arresto in Romagna di un imprenditore che avrebbe reclutato lavoratori immigrati ha ribadito l’urgenza di contrastare il fenomeno, rilevando che si ripete al Nord quanto da tempo si verifica in Puglia.
“In Romagna i lavoratori . affermano in una dichiarazione Angelo Leo e il responsabile di Prc per l’immigrazione Stefano Galieni – venivano trasportati sulle aziende con furgoni pericolosamente sovraccarichi come storicamente hanno fatto i caporali con le braccianti pugliesi. Dal Nord al Sud la condizione dei lavoratori stranieri e delle italiane in agricoltura è basata sullo sfruttamento ed in alcuni casi si esercita la riduzione in schiavitù, specie se si tratta di lavoratori immigrati”.

