19 Aprile 2026

“La Divina” ritorna a teatro

Mirko Lodedo al pianoforte in simbiosi nella drammaturgia dedicata a Maria Callas
Mirko Lodedo al pianoforte in simbiosi nella drammaturgia dedicata a Maria Callas

Al Comunale di Ceglie Messapica Enrico Lo Verso con Mirko Lodedo al pianoforte per l’omaggio a Maria Callas. In scena giovedì 26 marzo l’ultimo spettacolo della stagione 2025/26 con “Resta Diva”, per la regia di Alessandra Pizzi

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di Damiano Leo

Nono e ultimo spettacolo per la stagione teatrale 2025/2026 al Comunale di Ceglie Messapica. Giovedì 26 marzo, con inizio alle 21, la Ergo Sum produzioni, porterà in scena “Resta Diva. Omaggio a Maria Callas”, con Enrico Lo Verso e il cegliese Mirko Lodedo, al pianoforte. La regia è di Alessandra Pizzi.

Quando saliva sul palco era “La Divina”, ma terminati gli applausi, quando le luci su di lei si spegnevano, tornava a essere quella ragazza timida e insicura cresciuta a New York, segnata da un pessimo rapporto con la madre, infelice e costantemente alla ricerca dell’amore. Maria Callas era sola anche quando ha chiuso gli occhi per sempre a 53 anni, il 16 settembre del 1977 nella sua casa di Rue Georges Mendel a Parigi, con una profonda ferita nel cuore: la morte del suo grande amore, Aristotele Onassis, scomparso due anni prima.

Prima di Onassis c’era stato colui che ha contribuito alla sua fortuna, Giovanni Battista Meneghini. Callas, all’epoca ancora alle prime armi, incontrò per la prima volta l’imprenditore veneto nel 1947 a Verona, era stata ingaggiata dall’Arena per cantare nella “Gioconda” di Amilcare Ponchielli. Meneghini si accorse subito del suo talento e le propose il primo contratto della sua vita: avrebbe avuto una durata di sei mesi, periodo in cui l’industriale l’avrebbe sostenuta, coprendo ogni spesa per permetterle di realizzare il suo sogno.

Il rapporto lavorativo si trasformò ben presto in un sentimento profondo. Nonostante i loro 28 anni di differenza, nei primi anni con Meneghini, Callas subì una sorprendente trasformazione, non solo fisica. Da cantante impacciata e goffa, ingaggio dopo ingaggio, si tramutò in diva. Il successo, che arrivò nel 1951 con il ruolo della duchessa Elena ne “I vespri siciliani”, opera inaugurale della stagione lirica alla Scala di Milano di quell’anno, le aprì anche le porte della mondanità: era nata “la Callas”, un’icona di stile ed eleganza.

Quando nel giugno 1959 Callas e Meneghini furono invitati da Onassis a bordo del suo panfilo per trascorrere le vacanze estive, nulla lasciava presagire la tempesta che presto si sarebbe abbattuta sul matrimonio. C’è chi dice che Meneghini sia stato l’unico vero amore nella vita del soprano e chi, invece, ha posto il faro sui dissidi della loro unione. A fare scandalo furono anche le rivelazioni in un libro scritto da Lyndsy Spence che, attraverso alcune lettere inedite, parlò dei suoi amori infelici, tra Onassis che l’avrebbe drogata per scopi sessuali e Meneghini che, sempre stando alle rivelazioni riportate nel volume, l’avrebbe addirittura derubata.

Eppure Meneghini non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per la moglie, a cui non ha mai fatto mancare la sua profonda ammirazione. «Essere il marito di Maria Callas è come essere lo sposo della dea del bel canto», dichiarò più volte, malgrado il trattamento irrispettoso e mortificante ricevuto dalla Divina. Colei che aveva tirato su dal nulla e che aveva aiutato a diventare una stella.

Enrico Lo Verso dà voce al racconto di Titta Meneghini e, in una biografia romanzata, traccia il ritratto di Maria Callas attraverso lo sguardo degli uomini che le sono stati accanto e che, tra scandali, dolore e sofferenza, hanno contribuito a fare di lei l’icona irraggiungibile della bellezza e del talento nazionali. Maria Callas fu amata: dal poeta-regista Pasolini, dal tenore Di Stefano, dall’armatore greco Onassis e da suo marito Meneghini. Seppur nelle controverse affermazioni della critica e della stampa sulla posizione ambigua del marito nei riguardi della Callas, è fuori da ogni dubbio che, quando dopo lo scandalo del tradimento con Onassis, Titta, come lo chiamava la moglie, la lasciò. La cantante cambiò vita e cominciò ad avviarsi sul viale del tramonto. Intanto, il suo pigmalione non cessava di disperarsi per la perdita della donna della sua vita. Probabilmente anche Meneghini avrebbe sottoscritto il suggestivo versetto di Pier Paolo Pasolini sulla Callas: «C’è un vuoto lassù nel cosmo, e da là tu canti».

Lo spettacolo, avvalendosi di contributi video e proiezioni, ricostruisce le dimensioni e le suggestioni entro cui si muove la narrazione, riportando lo spettatore in quel mondo di percezioni sensoriali in cui nasce e si afferma l’icona di un’artista a cui, la crudeltà e le miserie umane, non hanno impedito di restare per sempre e comunque “diva”.

Al pianoforte: il maestro, nativo di Ceglie Messapica, Mirko Lodedo. La partecipazione di Mirko al pianoforte impreziosisce lo spettacolo, conferendo un ulteriore livello di profondità emotiva. La sua musica non è solo un accompagnamento, ma diventa una voce che dialoga con le parole, amplificando le emozioni e sottolineando i momenti più intensi della narrazione. Con la sua interpretazione sensibile e coinvolgente, il maestro Lodedo restituisce la magia e l’intensità della musica che ha accompagnato Maria Callas nella sua carriera e nella sua vita, trasformando lo spettacolo in un’esperienza completa e indimenticabile.

La regista Alessandra Pizzi, con questa rappresentazione, ritorna sul tema della “dimensione umana”, dietro cui si nasconde il talento artistico dei grandi geni. Racconta una storia che il mito ha consacrato alla cronaca e tratta con estrema sensibilità le corde di una passione che ha trovato la massima espressione nell’Arte e nella Musica, costanti presenze di una storia d’Amore.

Si chiude con successo la stagione teatrale al Comunale di Ceglie Messapica, magistralmente diretta da Enrico Messina e i suoi collaboratori.

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