In questi giorni si tiene a Ugento, nel Salento, un convegno sulle mura difensive e sulla campagna di Annibale in Puglia. Vi partecipano molti Comuni in rete con la Storia ma Ceglie Messapica, uno dei presìdi strategici più importanti dell’antico popolo, non è stato invitato. Si paga l’indifferenza della maggiore istituzione locale
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di Domenico Strada
Recentemente alcune amministrazioni di cittadine di storica origine messapica, hanno organizzato articolati convegni di studio, con la partecipazione dei vertici dell’università e della Sovrintendenza di Lecce nonché di docenti universitari stranieri, trattando, come argomenti specifici, gli assedi di Muro Tenente, Ugento, Muro Leccese e Rudiae nel contesto dello scontro fra romani e cartaginesi nel corso della 2^ Guerra Punica (comune di Muro Leccese 30 settembre 2025) e le caratteristiche delle cinta difensive messapiche di Ugento, Castro, Vaste, Rudiae, Cavallino, Valesio, Manduria, Muro Tenente ed Egnatia (comune di Ugento 11-12 dicembre 2025, clicca qui per il programma dettagliato della conferenza).
Si tratta di eventi di elevato valore storico-culturale che hanno purtroppo un elemento a fattor comune: l’assenza di riferimenti che riguardano Ceglie ovvero l’antica Kailia, una delle città messapiche più importanti anche per la sua posizione strategica, con una cinta muraria difensiva di circa 4 chilometri di circonferenza, ben visibile in più punti ma di fatto non oggetto di alcuna tutela sistematica.
Essere rimasti fuori da questo contesto accademico è l’ennesima constatazione della completa assenza di una “visione” coraggiosa dei nostri amministratori che potesse andare oltre quella di natura meramente “gastronomica” per puntare anche alla valorizzazione, sul piano turistico, del patrimonio storico monumentale cegliese unico nel suo genere. Eppure le occasioni non sono mancate.
Le occasione mancate e la rotta da correggere
Come già detto in altra circostanza, nel giugno 2019 la professoressa Giovanna Cera di Unisalento si è fatta promotrice di una attività di partnership con il nostro comune per avviare un programma di monitoraggio e di studi sistematici del patrimonio archeologico; l’iniziativa è caduta nel vuoto e gli stessi amministratori che all’epoca hanno avuto per le mani questa ghiotta opportunità, ora in vista delle prossime elezioni amministrative locali, cercano di proporsi come alfieri del “cambiamento” evocando termini suggestivi come “visione”, “futuro,” “coraggio”.
E’ pur vero che in politica non hanno molto significato la coerenza e l’affidabilità come sintesi fra le cose dette e i fatti realizzati, ma non si può nemmeno pensare che la gente abbia la memoria completamente appannata. Fortunatamente in democrazia, ai cittadini spetta il diritto-dovere di dare una valutazione oggettiva sull’attività amministrativa svolta e occorre anche far leva su un rinnovato impegno di quella maggioranza silenziosa di elettori che non vota perché forse assuefatta al gusto sciapo della stessa minestra ormai più volta riscaldata.
Un vero cambiamento, una diversa “visione” del futuro culturale della città, per essere credibili, devono essere proposti da una diversa classe amministrativa, magari con un vertice al femminile, se non anche per fare un tentativo per vedere se un altro mondo è possibile e consentire pure un meritato turno di riposo nell’alternanza di idee e persone.

