Sei anni fa la professoressa Giovanna Cera dell’Università del Salento propose al Comune di Ceglie Messapica di mappare i beni archeologici del territorio e realizzare un progetto di tutela del patrimonio storico. Il costo? 15 mila euro. Ma l’amministrazione dell’epoca ignorò l’offerta accolta invece da altri comuni di area messapica
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di Domenico Strada
Grazie all’impegno civico di Antonio Conserva, a seguito di una sua recente richiesta di accesso agli atti per verificare se vi fosse, presso l’amministrazione comunale di Ceglie Messapica, corrispondenza circa la realizzazione della locale “Carta Archeologica”, è emersa una nota protocollata in entrata il 19 giugno 2019 con cui la professoressa Giovanna Cera, docente di Urbanistica Romana e Greca nonché di Topografia Antica presso il Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento, offriva la propria qualificata collaborazione per effettuare indagini per la conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni archeologici di Ceglie Messapica e del suo territorio, dalle origini all’epoca medievale.
Si tratta di una proposta avanzata al Comune di Ceglie che doveva solo farsi carico delle spese quantificate in 15mila euro, una percentuale più che modesta se parametrata agli importi spesi ogni anno per iniziative di spettacolo a carattere estivo, per avere “una conoscenza del patrimonio archeologico locale che potrà costituire un utile strumento di tutela ai fini della programmazione territoriale e al contempo di valorizzazione”, nonché “il recupero delle testimonianze ancora preservate e la creazione di uno strumento che renda le presenze del passato un elemento di sviluppo e rilancio della città e del suo territorio”.

Sarebbe auspicabile che gli amministratori (o ex), soprattutto quelli devoluti allo sviluppo culturale della città, anche con un semplice e sintetico post (che non si nega ad alcuno), in un clima di gentile trasparenza, informassero la cittadinanza circa l’esito che ha avuto questa importantissima proposta che può (o poteva) essere l’avvio di un qualificatissimo rapporto di collaborazione con Unisalento, con riverberi sulla conoscenza identitaria storico-culturale e sulla qualità dell’offerta turistica.
Solo alcuni giorni fa è apparsa la notizia che nel comune di Muro Leccese, sono stati effettuati scavi, in regime di concessione ministeriale, a cura proprio del Dipartimento Beni Culturali di Unisalento, nel quadro di un progetto finanziato dal Ministero della Cultura (ViviMuro. Strategie integrate per una rivitalizzazione inclusiva e partecipativa intervento PNRR M1C3 – attrattività dei borghi storici) riportando alla luce un tratto di 600 metri dell’antica cinta muraria dell’età messapica (IV sec aC).
Scavi sistematici sono in corso da anni, se non decenni, in tutte le città di origini messapiche. Anche noi a Ceglie abbiamo importanti tratti di sistemi difensivi anche messapici, abbandonati al loro destino di degrado. La lettera-proposta della professoressa Giovanna Cera costituisce un’occasione unica, speriamo non persa, per cui, anche a Ceglie, un altro mondo è possibile.

