Da alcuni anni il caratteristico impianto di luci per le feste patronali di Ceglie Messapica si installa a giugno e si smonta a settembre: sempre lo stesso, spartano in Piazza Plebiscito e privo di quell’effetto-stupore che da decenni differenzia gli appuntamenti di Sant’Antonio, Sant’Anna e San Rocco. Persino i simboli e il gonfalone del Comune sono spariti nelle processioni. Ma alla festa di Sant’Oronzo a Ostuni c’eravamo anche noi con una delegazione ufficiale
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di Francesco Moro
I mesi estivi nel nostro territorio sono i mesi delle feste patronali festeggiate nel giorno di ricorrenza del santo o addirittura spostate per volontà a questo periodo.
Capita quindi che ci si ritrovi nel corso di questo periodo a vivere non solo la festa della propria città ma anche quella di altri comuni magari attratti della peculiarità di turno, dall’innovazione dell’anno o da un elemento caratteristico.
La partecipazione alle feste delle altre comunità più o meno vicine può essere occasione di raffrontare e confrontare quello che si fa negli altri contesti con quello che avviene nella propria città.
Le feste patronali è bene dirlo sono il frutto di settimane di organizzazione in cui i comitati festa parrocchiali, al cui interno operano con impegno volontari, collaborano con i parroci, l’amministrazione comunale e l’associazione bandistica per stilare un programma religioso e civile da offrire al pubblico cittadino e forestiero.
La peculiarità delle feste parrocchiali pugliesi sarà anche riconosciuta dalla Regione Puglia che sul finire della primavera ha aperto un bando rivolto ai comitati parrocchiali per l’istituzione di un albo regionale delle feste patronali, al quale anche le nostre feste avrebbero partecipato.
L’idea di questo articolo è frutto della mia partecipazione all’ultima festa patronale di Ostuni, festa patronale che si contraddistingue per la presenza della tradizione legata alla cavalcata di Sant’Oronzo e quest’anno ha introdotto la novità dello spettacolo pirotecnico barocco.

Vedendo ieri, 26 agosto, la processione patronale di Ostuni mi è balzata agli occhi la presenza dietro alla statua del patrono Sant’Oronzo, addirittura in prima fila tra gli stendardi comunali del gonfalone della nostra città. Nulla da eccepire su questo, anzi fa piacere che il Comune di Ceglie Messapica mandi una sua rappresentanza a sfilare tra le altre in occasione delle feste patronali a noi vicine. Soprattutto nessun problema ci sarebbe se quello stesso gonfalone fosse presente nell’evento religioso principale del nostro paese, questo però avviene sempre più raramente a Ceglie. Così facendo si sta cancellando un uso e una tradizione.
Se si chiedesse oggi a un ragazzo nato e vissuto a Ceglie dopo il 2005, quel ragazzo potrebbe benissimo affermare che nei suoi ricordi non c’è nessuna immagine con l’immagine della statua del Patrono in processione seguita dal gonfalone comunale. Questo perché dai primi anni del 2010 che questo elemento contraddistintivo della festa patronale a Ceglie è stato quasi del tutto totalmente rimosso, come nel tempo sono state sostituite le divise storiche con mantella, con quelle più semplici con divisa coloniale, e in alcuni casi addirittura dalle divise di ordinanza con catarifrangenti annessi. Non so a chi sia da imputare la responsabilità dell’assenza del gonfalone comunale nella processione patronale cittadina, ma una cosa è certa: lo trovo davvero poco rispettoso nei confronti dell’istituzione che si vuol rappresentare e del Patrono stesso che sicuramente non è meno importante dei patroni delle altre città.
Altro elemento su cui mi sembra sia doveroso aprire una riflessione è quello dell’istallazione delle luminarie nelle strade cittadine. Le luminarie artistiche erano fino ad alcuni anni fa uno degli elementi contraddistivi più importanti delle feste religiose e come ben ci si può ricordare venivano istallate solo in occasione delle tre feste estive cittadine – portavano l’aria di festa – per Sant’Antonio, Sant’Anna e San Rocco. Le feste con le luci più belle erano quelle del patrono e del copatrono. I cittadini di Ceglie soprattutto per la festa patronale erano abituati a vedere grandi apparati scenici montati in Piazza Plebiscito, e inoltre le istallazioni erano diverse anche durante la stessa estate perché non sempre corrispondevano le ditte incaricate al montaggio.

L’arte di realizzare le luminarie è diventata un punto di forza e di attrazione in località non tanto distanti da noi che ormai offrono da svariati anni composizioni che non sono il solito “archetto” a luci fisse montato in serie. Vengono realizzate vere e proprie strutture architettoniche ed inoltre offerti spettacoli con accensioni a ritmo di musica, cose viste in passato episodicamente anche a Ceglie grazie ai comitati, ai parroci che hanno promosso l’istallazione di queste forme artistiche (luci a ritmo di musica si sono viste in una delle prime feste di Sant’Antonio organizzate da Don Domenico).
Le luminarie a Ceglie, soprattutto dopo gli anni del Covid non sono più elemento però contraddistintivo delle tre feste, per scelta dell’Amministrazione Comunale sono divenute un elemento visivo che accompagna l’intera estate cegliese nel periodo che va da giugno a settembre, sono accese a seconda delle serate per iniziativa di qualche individuo non ben precisato. A ciò si può aggiungere che esse appaiono di anno in anno sempre più misere con lo stesso tema che si ripete senza varianti. A questo scenario si aggiungono pali senza luci, parti di strutture non funzionanti e pali con luci montate ma spenti per settimane (Via Sant’Anna). Unico elemento peculiare invece sono rimaste le istallazioni sulle facciate delle chiese introdotte di recente in occasione delle feste, novità da apprezzare, e la presenza della solita consolidata cassarmonica.
Ceglie alcuni decenni fa vide sparire la sua ultima confraternita ed oggi è l’unico Comune della Diocesi di Oria senza confraternite, la presenza confraternite sono oggi ancora elemento contraddistintivo di tutte le feste a noi vicine, abbiamo avuto già quindi in passato esempi negativi di rimozione delle peculiarità e si eviti di ripetere gli errori del passato.
Su tema delle feste religiose in generale a Ceglie bisogna sicuramente constatare che negli ultimi anni non sono mancate le novità, questo soprattutto grazie all’impegno dei parroci, dei comitati organizzatori e anche il contributo economico dell’Amministrazione Comunale. Vorrei ricordare che sono state introdotte novità come il premio dedicato a Sant’Antonio, la riscoperta della tradizione legata al dono del grano al Patrono della Città, la presenza quest’anno dei cavalli di Ostuni durante i festeggiamenti di San Rocco, la volontà di realizzare alcuni anni fa delle mostre sul culto di Sant’Antonio, quest’anno poi la prevista mostra fotografica su San Rocco, oppure ancora la realizzazione di un corteo storico per la festa di Sant’Anna e la riproposizione nel 2017 della processione di San Gioacchino.

Credo che oggi sia necessario valutare lo stato di fatto delle feste religiose a Ceglie. Ci sono ad esempio peculiarità su cui puntare e da valorizzare meglio? Ci sono elementi di altre realtà che si potrebbero replicare? Ad esempio la presenza dei cavalli può divenire elemento caratterizzante le due feste più importanti dell’anno? Si potrebbe pensare a un ripristino della gara pirotecnica in occasione di Sant’Antonio visto il grande successo di quella che si svolge a pochi chilometri da noi a Locorotondo? Il Comune di Ceglie che viene invitato a portare una propria rappresentanza in altri comuni si preoccupa di invitare gli altri a Ceglie? Il gonfalone comunale e i vigili in alta uniforme dovrebbero essere garantiti in ogni processione o sono un elemento atipico e episodico? Avere le luci montate tutta l’estate porta benefici da un punto di vista attrattivo? Il fatto che le luci siano sempre le stesse e che la loro accensione non sia più legata alle feste può portare a un’anonimia delle feste?

