Nell’area di Padule Campo d’Orlando a Ceglie Messapica è venuta alla luce una cavità rimasta intatta per centinaia di anni. Uno “scenario” della vita rurale di un tempo recuperato grazie all’intuizione dello speleologo Vito Amico. Aggiornamento: il Centro Speleo Alto Salento afferma che l’anfratto era già noto ed esplorato
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Il territorio intorno a Ceglie Messapica non finisce di stupire e proprio la ricerca delle testimonianze nascoste e una certa dose di fortuna hanno permesso di scoprire e censire nei giorni scorsi una nuova cavità. Si tratta di una grotta rimasta intatta per centinaia di anni, la Grotta Palmento sulla ciclovia Elia, con caratteristiche specifiche che suggeriscono un uso agro pastorale del sito, ricco di tracce: cisterna, deposito, nicchie, zone di lavorazione dell’uva, per estrarre il prezioso mosto.

La “scoperta per caso” è dovuta ad uno speleologo di Ceglie non nuovo a simili esplorazioni, Vito Amico, noto per gli studi nel campo della speleologia, scoperte paleontologiche, di siti carsici naturali e artificiali come la scoperta e catalogazione delle neviere di Ceglie Messapica e vari palmenti locali. Inoltre Vito Amico è autore di varie pubblicazioni come l’ultima del 2023, Ceglie Messapica e le origini della gastronomia nelle cavità.
La cavità è stata individuata a pochi metri dalla strada comunale132, Santoro 1, di Ceglie Messapica, che conduce alla strada provinciale S.P. 14 Ostuni-Martina Franca, a poche decine di metri dalla ciclovia dell’Aqp.


“Era il 6 febbraio scorso – racconta Vito Amico – quando ero alle prese di un allenamento podistico sulla bella ciclovia dell’acquedotto, lì sono stato colpito da una costruzione rurale, a ridosso della roccia affiorante. Sicuro della presenza di una cavità, dettata anche dall’esperienza, mi affaccio all’ingresso tra cespugli e rovi, scorgendo così, oltre la costruzione a volta in pietra, la cavità . Il locale rustico – ha precisato lo speleologo cegliese – in pietra misura in lunghezza 5,50 metri per 4,50 di larghezza. Mentre la cavità, probabilmente in origine naturale, rimaneggiata, ampliata e modificata, risulta catastata al catasto delle cavità artificiali al numero PuCa 1380, di superfice 5,60 m. di lunghezza, per 4.80 m. di larghezza.
Una traccia storica rilevante, questa cavità , perché racconta una storia di oltre 400 anni, scritta tra i locali in piano delle nicchie, e in profondità dalla cisternetta, pile, e zona dedicata alla pigiatura di quei grappoli. Il risultato , è la trasformazione del mosto, in vino, in questo ambiente fresco, inalterato nelle stagioni, quel liquido, magari indispensabile nei periodi si siccità. In una zona carsica, dove le risorse idriche sono assenti in superficie, ma ricchissima in profondità e nelle grotte locali. Una ricchezza che – conclude Vito Amico – dovremmo preservare tutti, in prospettiva anche in tempi di variazione, climatiche”.
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(aggiornamento 11 marzo 2026)
“Grotta già scoperta”. Il chiarimento del Centro Speleo Alto Salento
In merito alla scoperta della Grotta Palmiento scrive il responsabile della Direzione Messapica del Centro Speleo Alto Salento, Antonio Conserva, il quale chiarisce ulteriori aspetti che riportiamo per completezza d’argomento.
“L’articolo della nuova scoperta della grotta non è nuova, già nell’anno 2022 il gruppo Centro Speleo Alto Salento ha fatto un primo rilievo, come si può constatare dalle foto (nel link la pagina Facebook con risposta e foto citate). Inoltre altre grotte sono state accatastate. Ceglie ne è piena, nasconde nel sottosuolo dei meravigliosi ritrovamenti del mondo carsico”.

Riprendendo un commento di Silvio Laddomada, il responsabile Antonio Conserva aggiunge: “Non solo ma si dimostra di non conoscere gli studi e le ricerche speleologiche già pubblicate o riportate nei convegni o riviste specializzate. L’ipogeo in questione è stato scavato nel tenero conglomerato calcareo e utilizzato, probabilmente dal proprietario del fondo, come palmento per la lavorazione dell’uva. Questa segnalazione è già riportata nella Rivista Speleologica dell’Alto Salento “CVLTVRA IPOGEA” fin dal 2019 dal titolo: Laddomada Silvio, Conserva Antonio, “Nuove cavità artificiali scoperte nel territorio di Ceglie Messapica, Crispiano, Locorotondo e Martina Franca”.
Nella stessa rivista è ospitato l’articolo di Laddomada Silvio e Fumarola Vito dal titolo: “Indagine preliminare sulle neviere della Murgia sud-orientale e dell’Alto Salento. Contributo all’inserimento nel catasto delle cavità artificiali della Puglia di antiche opere idrauliche ipogee”, dove vengono riportate tutte le neviere di Ceglie Messapica”.

