19 Luglio 2024

1942, tra gli ulivi pugliesi la Folgore si preparò alla battaglia di El Alamein

I paracadutisti della Folgore nel 1942 a Ceglie Messapica prima della partenza per El Alamein
I paracadutisti della Folgore nel 1942 a Ceglie Messapica prima della partenza per El Alamein

Da foto recuperate 80 anni dopo lo scontro decisivo, la conferma che i paracadutisti si prepararono per 50 giorni tra Ceglie Messapica, Francavilla, Ostuni e Villa Castelli

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di Domenico STRADA

E’ recentemente emerso che i cegliesi,  nella seconda metà del 1942, sono stati inconsapevoli testimoni  di eventi  di importante significato per la storia recente della Nazione:

– la presenza nel territorio di Ceglie Messapica per circa 50 giorni di un reggimento della Divisione Paracadutisti Folgore, immediatamente prima della partenza per il fronte di El Alamein;

– la successiva costituzione della Divisione Paracadutisti Nembo.

Gli appartenenti ai due reparti di elite del Regio Esercito sono stati protagonisti dei tragici eventi bellici che l’Italia ha attraversato fino alla Liberazione e molti di essi, per un concorso di cause dettate dallo sviluppo strategico della guerra, anche se solo per qualche settimana, hanno vissuto e si sono addestrati nei territori di alcuni paesi del brindisino,  scomparendo però dalla memoria collettiva.

Dopo più di 80 anni dai fatti, le righe che seguono tendono a rendere patrimonio della comunità le vicissitudini di questi uomini in armi che sono ormai noti come i ragazzi della Folgore.

Giugno/luglio 1942 – La Divisione Paracadustisti Folgore dislocata nei territori dei comuni di Ceglie Messapica, Villa Castelli, Ostuni, Francavilla Fontana e Martina Franca

Va subito ricordato che un cegliese ha fatto parte della Folgore, inquadrato nel VI battaglione; si tratta dell’allora 21enne Giuseppe Verità che  combatterà ad El Alamein e sarà uno dei pochi sopravvissuti fatti prigionieri dagli inglesi il 6 novembre 1942;  rientrerà in Italia solo nell’estate del 1946.

Il paracadutista cegliese Giuseppe Verità

La Divisione dislocata gradualmente in Egitto tra il luglio – agosto 1942, pur costretta ad operare come normale fanteria di linea, si distinguerà per la ferrea determinazione, senso del dovere e coraggio, tanto da far guadagnare ai suoi appartenenti l’appellativo di “ragazzi della Folgore”, con cui sono ancora conosciuti sia in Patria che all’estero, meritando anche rispetto dell’avversario sul campo di battaglia e la concessione di 23 medaglie d’oro al Valor Militare individuali.

Per il comportamento ad El Alamein, alla stessa bandiera di guerra dei tre reggimenti che costituivano la Folgore, con decreto del Presidente della Repubblica del 26 marzo 1963, è  stata tributata la medaglia d’oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:

reggimento paracadutisti della gloriosa Divisione “Folgore”, in unione alle aliquote divisionali ad esso assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in numerose azioni offensive e difensive, stroncando sempre l’impetuosa avanzata del nemico, enormemente superiore per numero e per mezzi. Nell’epica battaglia di El Alamein, stremato per le perdite subite, cessato ogni rifornimento di acqua, viveri e munizioni, con la fede che solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva sdegnosamente, al grido di “Folgore”, ripetuti inviti alla resa, dimostrando in tal modo che  la superiorità dei mezzi poteva soverchiare i paracadutisti d’Italia, piegarli mai. Attraverso innumerevoli episodi di eroismo collettivi ed individuali, protraeva la resistenza fino al totale esaurimento di ogni mezzo di lotta imponendosi al rispetto ed all’ammirazione dello stesso nemico, scrivendo una delle pagine più fulgide di valore per l’Esercito Italiano.

Africa Settentrionale 22.7-12.10.1942 – Battaglia di El Alamein 23.10-6.11.1942

La Folgore, ricostituita dopo la guerra, prima su un singolo battaglione e quindi a livello di Brigata (1963), costituisce tutt’oggi per Forze Armate della Repubblica Italiana, un riferimento di professionalità, impegno e onore, sia sul territorio nazionale che nei numerosi teatri operativi esteri dove  i paracadutisti sono stati particolarmente apprezzati nelle missioni affidate all’Italia dalle autorità internazionali (Libano, Somalia, Kurdistan, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Niger, Kosovo, Mozambico, Timor Est, Afghanistan, Iraq).

Nello specifico, i reparti più importanti attuali naturali eredi che rinnovano questa la tradizione militare, sono il:

  • 185^ reggimento artiglieria paracadutisti con sede in Bracciano;
  • 186^ reggimento paracadutisti con sede in Siena;
  • 187^ reggimento paracadutisti con sede in Livorno;
  • 183^ reggimento paracadutisti Nembo  con sede in Pistoia;
  • 184^ reparto comando e supporti tattici Nembo con sede a Livorno;
  • 8^ reggimento genio guastatori paracadutisti con sede in Legnano (VR);
  • 185^ reggimento paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi (RRAO) “Folgore”, con sede a Livorno, inquadrato nel Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (Comfose).

Per circa 50 giorni, dal 10 giugno 1942 sino alla fine del mese di luglio dello stesso anno, i ragazzi della Divisione Paracadutisti Folgore (circa 6.400 uomini) per completare l’addestramento tattico in vista dell’imminente aviolancio su Malta, si sono accampati negli uliveti dei comuni di Ceglie Messapica, Villa Castelli, Ostuni in provincia di Brindisi (il comando è stato posto prima a Francavilla Fontana e quindi a Martina Franca), e da qui, a partire dal 14 luglio, a seguito delle mutate esigenze strategiche, sono stati trasferiti in scaglioni in Nord – Africa per essere impegnati nelle  decisive 2^ e 3^ battaglia di El Alamein in Egitto (luglio – novembre 1942).

Per tanti anni la vicenda dei 50 giorni trascorsi dalla Divisione paracadutisti in Puglia non è stata interessata da alcuno studio specifico, accennata solo vagamente in qualche pubblicazione senza alcun dettaglio, scomparendo anche dal ricordo degli abitanti dei centri interessati.

L’idea di cercare di approfondire questa importante pagina di storia non solo locale, è sorta quando Michele Ciracì, direttore del Centro di Documentazione Fotografica di Ceglie Messapica, ha scoperto alcune foto che ritraevano in Piazza Plebiscito a Ceglie Messapica,  numerosi militari sorridenti in atteggiamento poco formale; dalla loro particolare ed inconfondibile uniforme si è compreso che si trattava di paracadutisti italiani.

La domanda è sorta di conseguenza: che ci facevano così tanti paracadutisti a Ceglie?

Paracadutisti in piazza Plebiscito a Ceglie Messapica, allora Ceglie Messapico

Si è inteso ricostituire questa particolare vicenda, con la collaborazione del prof. Federico Ciavattone, direttore del Centro Studi di Storia del Paracadutismo Militare, e del dr. Walter Amatobene, direttore responsabile del sito ”congedatifolgore.com”, interpolando cronologicamente i contestuali eventi riportati nei documenti ufficiali militari  con i ricordi, anche coloriti, descritti nei diari di alcuni paracadutisti, riferiti al periodo di permanenza nelle località pugliesi.

Va subito anticipato che le immagini dei paracadutisti in piazza Plebiscito non recano una data e con tutta probabilità ritraggono i militari di alcuni reparti della Folgore che vennero trattenuti in patria per fungere da nucleo centrale per la costituzione della divisione paracadutisti Nembo avvenuta in Toscana a fine 1942, di cui si dirà appresso.

Fra i paracadutisti fotografati, quello al centro con le braccia conserte e i  baffi (2^ foto) è stato riconosciuto nel capitano Carlo Francesco Gay che subito dopo l’armistizio, con alcune decine di paracadutisti della Nembo, costituirà, inserito nell’8^ armata britannica, lo Squadrone Autonomo “F” che,  nell’aprile 1945,  si renderà protagonista nell’operazione Herring, un  aviolancio di paracadutisti italiani con equipaggiamento inglese e velivoli Usa, con lo scopo di infiltrare e sabotare le linee tedesche oltre il fiume Po alla vigilia dell’insurrezione del 25 aprile.

La costituzione della Divisione Paracadutisti  Folgore del Regio Esercito

La prima scuola militare di paracadutismo militare in Italia è stata aperta a Tarquinia il 19 novembre 1939. Nel luglio del 1940 è stato avviato il primo corso per tre battaglioni, fra cui uno di Carabinieri Reali paracadutisti.

Dalla nota prot. n. 1400 del 2 febbraio 1941 a firma del gen. Mario Roatta dello Stato Maggiore del Regio Esercito, si traggono elementi circa la situazione poco felice, al momento, dell’addestramento in corso a Tarquinia per la formazione dei battaglioni paracadutisti e delle difficoltà per selezionare militari idonei …

Molti, troppi degli elementi avviati dai Reggimenti alla scuola di Tarquinia hanno dovuto essere eliminati subito e dopo breve esperimento perché inadatti moralmente, intellettualmente e fisicamente.

Alcuni militari non sapevano che avrebbero dovuto lanciarsi con paracadute, troppi hanno dichiarato di avere paura, molti sono praticamente analfabeti, e comunque non hanno un minino di cultura, intelligenza e sveltezza necessaria a soldati che debbono sapersi orientare e agire arditamente, isolati o quasi, e spesso di iniziativa.

Ciò dimostra che i criteri di selezione stabiliti per il reclutamento dei volontari paracadutisti non sono stati applicati con il rigore necessario. Ne sono derivati turbamenti nell’attività addestrativi della scuola e nella preparazione dei reparti.

Questi inconvenienti debbono cessare.

Perciò prescrivo che  i militari (sottufficiali e truppa) che verranno d’ora in poi avviati a  Tarquinia in base alle richieste fatte da questo Stato Maggiore abbiano i seguenti requisiti controllati:

volontarismo puro, carattere spregiudicato, arditismo, spirito di iniziativa e di avventura, senso del dovere. Prestanza, agilità attitudine agli sports, grado di istruzione non inferiore alla 5^ elementare con buone capacità di leggere e scrivere, buone qualità morali, senza escludere però qualche elemento che abbia riportato qualche punizione o lieve condanna per vivacità di carattere o esuberanza giovanile …

Tale nota consente di fare le seguenti valutazioni:

  • nonostante le iniziali oggettive difficoltà di individuazione di un congruo numero di militari idonei, già dopo un solo anno e mezzo, i paracadutisti  avranno assunto tutti i connotati  di reparto di elite, dando prova della qualità del loro addestramento, carattere indomito ed eroismo già sul  primo vero teatro di impiego: il fronte di El Alamein;
  • fra le doti richieste non vi è alcun riferimento alla fedeltà politica;
  • non possono essere ammessi militari con precedenti sia penali che disciplinari di rilievo, quindi anche all’aspetto morale viene data molta importanza.

Nella primavera del 1941 si forma il IV battaglione paracadutisti; il 30 aprile dello stesso anno viene effettuato il primo lancio operativo su Cefalonia da parte di 75 paracadutisti al comando del magg. Mario Zanninovich, decollati su tre 3 aerei Savoia Marchetti 82 dall’aeroporto di Lecce.

Il 1^ settembre 1941, su tre reggimenti, viene costituita la 1^ Divisione Paracadutisti che solo verso le fine di del luglio 1942 assumerà la denominazione di Folgore.

L’operazione C3 / Hercules – il problema della neutralizzazione della base di Malta della Mediterranean Fleet della Royal Navy

Già dopo qualche mese dall’inizio delle ostilità, la base navale britannica di Malta comincia a rappresentare un grave problema per la sicurezza dei convogli che dall’Italia devono raggiungere la Libia per  alimentare di uomini e mezzi i reparti italo–tedeschi impegnati a fronteggiare l’VIII Armata composta da divisioni provenienti dal Commonwealth britannico.

Purtroppo l’occupazione dell’isola da tutti attesa già all’indomani della dichiarazione di guerra da parte di Mussolini, non è stata presa per nulla in considerazione dallo Stato Maggiore Generale. Di converso all’inerzia dei vertici militari italiani, si è contrapposta la rassegnazione da parte britannica per la perdita, data per scontata, dell’isola distante pochi minuti di volo dalla Sicilia.

Malta diviene bersaglio di pesanti bombardamenti però gradualmente lo stato Maggiore Generale Imperiale e lo stesso primo ministro Winston Churchill, conferiscono alla difesa della base una estrema importanza, dislocandovi, il 21 ottobre 1941 una potente forza navale per attaccare i convogli che trasportano i rifornimenti alle truppe italo-tedesche in nord Africa.

Nel marzo 1942 gli stati maggiori dell’Asse, anche se con colpevole ritardo,  ritengono ormai indifferibile la predisposizione di  un piano congiunto per occupare l’isola.

Il principale fautore di questa operazione, da parte italiana, è il Capo di Stato Maggiore gen. Ugo Cavallero, sostenuto, da parte tedesca, dal gen. Albert Kesserling da cui dipende formalmente anche il gen. Erwin Rommel  comandante dell’Afrika Korps.

L’operazione C3/Hercules prevede l’impiego, tra l’altro, per la componente italiana, delle neocostituite  Divisione Paracadutisti (assumerà la denominazione di Folgore alla fine di luglio del 1942) e  90^ Divisione aviotrasportata La Spezia (su alianti tedeschi).

Il 31 maggio 1942, il gen. Carlo Vecchiarelli quale Sottocapo di Stato Maggiore per le Operazioni, dispone, al fine di completare l’addestramento, di trasferire la Divisione paracadutisti, entro il 10 giugno successivo, nella zona Ceglie Messapica – Grottaglie. Il trasferimento non riguarda le unità in corso di costituzione le quali raggiungeranno la Divisione man mano che saranno approntate.

Copia dell’ordine di trasferimento in Puglia  della divisione paracadutisti

A partire dal 10 giugno  i 3 reggimenti della Divisione Paracadutisti, gradualmente si vanno a dislocare nella campagna dei comuni di Ceglie Messapica, Villa Castelli ed Ostuni; ormai si attende solo  l’ordine di partenza per l’impiego su Malta.

Il comando della Divisione è posto prima a Francavilla Fontana (BR) e quindi a Martina Franca (TA) nell’istituto scolastico Bruni.

Paracadutista della Folgore, fra le tende poste in un uliveto, armato di Mab mod 38, baionetta e bombe a mano

Nelle memorie del paracadutista di Casalnuovo di Napoli Santo Pelliccia (10^ compagnia del IV btg), riportate nel libro El Alamein sabbia d’intorno roccia nel cuore, si tratteggia il momento del passaggio dalla fase dell’addestramento alla fase dell’imminente impiego operativo. 

Che caldo il 7 giugno 1942 alla stazione di Viterbo! La lunga tradotta ci attendeva placida sui binari, in totale dissonanza con la nostra eccitazione. Finalmente si diventava operativi. Il viaggio fino in Puglia fu lungo e non scevro di pericoli, come qualche allarme aereo. Nei pressi di Ceglie Messapico, cominciammo a scorgere qua e là le tipiche masserie e le sagome inconfondibili dei trulli. La popolazione ci accolse bene e fu molto ospitale nei nostri confronti. I soliti bene informati ci dicevano che il terreno, inframmezzato da muretti a secco bassi, alberi e vegetazione del tipo fichi d’India, era molto simile a quello maltese. Si continua ad addestrarsi. Nuclei di pattuglia, topografia, assalti. A Grottaglie eseguimmo una intensa esercitazione conclusiva…

Altre informazioni sull’arrivo  dei paracadutisti in Puglia si rilevano dal diario tenuto dall’istriano Tano Pinna, della 3^ batteria del 1^ gruppo artiglieria (IV btg  del 185^ rgt), e riportate nel libro “Tano Pinna – 2142 giorni – diario di un artigliere paracadutista”, pubblicato nel 2016 dal figlio Maurizio Pinna.

Suona l’allarme. Ci riuniscono e ci dicono di smontare il campo. Un’ora di tempo.

Alla Rocca ci radunano di nuovo “…ora vi consegniamo le nuove divise estive, consegnerete le divise di panno e tutto ciò che avete di strettamente personale, mettetelo nelle vostre cassette di ordinanza, verranno portate al deposito di Viterbo e conservate…”La nuova divisa è di tela coloniale, la foggia è la stessa di quella di panno.

Ci chiediamo: sono estive o coloniali? Partenza immediata per il sud, per le Puglie.

Con passo accelerato e spesso di corsa raggiungiamo la stazione di Viterbo.

Il treno è già formato, carichiamo il materiale, ci distribuiscono viveri per una giornata. Partiamo.

Dove si va? Passiamo la notte nel più profondo dei sonni.

Dopo 19 lunghe ore finalmente il treno si ferma. Siamo ad Ostuni.

Mocciola è felice, siamo nella sua terra. Prima di scendere consumiamo un … pasto di emergenza.

In colonna, in marcia. La strada è in salita, in cima al colle c’è il paese, alta domina una cupola, deve essere il duomo. La campagna è abbastanza ricca, la terra è rossa.

Con questo sole la salita è più dura. Finalmente scorgiamo le case, bianche, basse, con i tetti a terrazzo.

Davanti alle finestre pendono piccoli stuoini. Non si affaccia nessuno  … curioso.

Solo di tanto in tanto si spostano gli stuoini e si vedono occhi neri che si ritirano immediatamente appena scoperti. Non mancano le battute sarcastiche.

Mocciola è il bersaglio. Si difende rispondendo in dialetto. E chi lo capisce! La strada è inanimata.

E’ mai possibile che non ci sia una persona curiosa? Non passiamo silenziosamente, con passo felpato, anzi.

Se non cantiamo ci facciamo sentire lo stesso. Almeno ci fossero i ragazzini! Neanche quelli.

Neanche i cani, neanche un gatto. E’ la prima volta che ci capita di passare in un paese e di non incontrare una persona. Ci attendiamo in campagna, in mezzo ad un oliveto.

Mi appoggio ad un tronco di olivo con addosso ancora lo zaino. Mi addormento.

Quando mi sveglio il campo è …in piedi, tutto montato. Gli amici mi hanno sfilato picchetti e telo da tenda.

Mi hanno lasciato dormire. Dovevo essere tanto stanco che non mi sono accorto di niente.

Siamo accampati a qualche chilometro dal paese. Il mare, dicono, non è molto lontano. Speriamo di poter fare qualche bagno.

Il sottotenente Lassalle Errani ufficiale addetto della Compagnia Comando del IV Btg  (comandante ten. col. Alberto Bechi Luserna), nelle sue memorie, parla del suo arrivo a Ceglie Messapico ai primi di giugno del 1942.

… il 7 giugno con una lunga tradotta il IV btg partiva per la Puglia, via Taranto, Martina Franca. A Taranto col convoglio in stazione, suona l’allarme. Occorre allontanarsi perché i vagoni di coda sono pieni di esplosivi, di bombe da mortaio, di munizioni varie. Un carico da far saltare  in aria l’intera stazione. Ma i macchinisti non si trovano. Al suono della sirena si sono nascosti al primo rifugio che hanno trovato. Dopo frenetiche ricerche li si scova e, mitra alla schiena, ancorché renitenti, vengono issati sulla locomotiva e … si parte. Si giunge a Ceglie Messapico, un simpatico caratteristico paesone del sud con case basse, bianche di calce e con i famosi “trulli”. Sparse per la campagna masserie e povere case di contadini. Qui si danno gli  ultimi ritocchi alla preparazione per il ventilato e atteso lancio su Malta (operazione C3). La natura del terreno, tutto segmentato da irregolari muretti a secco delimitanti campielli di uliveti e di frutteti, tra i quali corrono ripidi e a volte scoscesi sentieri è, dicono, del tutto simile a quella di Malta. Ogni tanto ci si perde nell’intrico di campi, masserie, stradette, avvallamenti, rilievi. Si perfeziona al massimo il senso di orientamento.

Paracadutisti della Folgore in tenuta da combattimento. Sullo sfondo gli inconfondibili ulivi – si tratta di una squadra al comando di un sottufficiale (il primo raffigurato) armato di Mab mod 38. Gli altri paracadutisti hanno ancora come armamento principale il moschetto mod 91/38

Nelle memorie del ten. Eligio Marini del 187^ rgt,  sono riportati dei coloriti accenni circa la sua permanenza a Villa Castelli:

… Parto subito per Tarquinia e trovo la mia compagnia mortai alla stazione, pronta a partire per le Puglie, l’attendente ha approntato la mia cassetta da ufficiale. Si parte.

Tarquinia, Roma, Pescara, Bari, Brindisi, fino ad un paesino della Puglia, Villa Castelli.

Il capitano, che si è sposato da una ventina di giorni, va in licenza e mi incarica di trovargli una casa mobiliata lì a Villa Castelli. Sempre a me incarichi particolari, chi sa perché?.

Paracadutisti arrampicati su un trullo

Mi ha raccomandato di far attenzione che ci sia  il cesso. Abbiamo sistemato la compagnia sotto gli ulivi a tende multiple, ogni tenda una squadra di dieci  uomini con il suo caposquadra. Vado in paese a trovare  il Podestà, gli espongo l’esigenza del capitano, mi risponde che siamo fortunati perché gli è stata ultimata una casa nuova che deve arredare subito. Gli domando se c’è il gabinetto, mi risponde:”questo proprio non lo so; ho dato incarico a mastro Nicola di farmi una casa, potete andare da lui a chiederglielo perché ha ancora le chiavi per portarci i mobili. Cerco mastro Nicola, un tipo vigoroso e svelto sulla cinquantina, stesse domande. Mi risponde con orgoglio:”certo che c’è il gabinetto ed anche  il lavamano ed il lavello in cucina e l’acqua corrente, noi siamo gente civile, domani portiamo i mobili ed è pronta. Telegrafo al capitano che  può venire con la signora perché è tutto pronto come voleva.

Subito le esercitazioni. Ogni plotone di tre squadre, in ogni squadra tre paracadutisti portano il mortaio, uno la piastra, uno il treppiede, l’altro il tubo di lancio, peso medio di ciascuno 15 chilogrammi, imbracato sulla schiena. Gli altri, ciascuno tre cassette di munizioni, ognuna del peso di 6 chilogrammi, una sulla schiena le altre due a mano tipo valigia, quindi ciascuno 18 chilogrammi, un ultimo uomo porta le cariche di lancio, l’ufficiale segue con borsa per carte, goniometro. Si devono percorrere da 7 a 10 chilometri tutti di corsa; si devono mettere in postazione mortai, direzione, alzo, pronti a far fuoco. Quindi un plotone ha un pronto intervento di ben 162 colpi, una massa di fuoco enorme.

Il sergente Ferdinando Danelli in addestramento in un tratturo delimitato da un muro a secco nelle campagne del brindisino, con a tracolla il Mab mod 38; originario di Piacenza, appena 21enne morirà a seguito di ferite riportate in combattimento sul fronte egiziano il 6.9.1942 – gli verrà tributata la medaglia d’argento al Valor Militare

In una di queste marce forzate arriviamo in un uliveto dove era anche un enorme cespuglione di fichi con frutti ben maturi, come ve ne sono nella campagna pugliese. In un battibaleno viene interamente ripulito. Dopo un po’, però, arrivano correndo ed urlando il contadino, la moglie e la figlia. Cerchiamo di calmarli, di promettere il rimborso del danno, ma non ci si intendeva, finalmente un paracadutista pugliese gli urla qualcosa di incomprensibile in dialetto e questi si azzittiscono in apprensione. Prendo il mio elmetto e dico: adesso ognuno mette qui un po’ di moneta per ripagare  i fichi, e non fare gli “sparagnini”. Si fa  il giro e si accumulano tante monete da una, due cinque lire che  l’elmetto è stracolmo. Lo consegnano al contadino che non ha il coraggio di prenderlo, spaventato, la moglie guarda e sviene cadendo all’indietro. In vita loro non avevano mai visto tanto denaro. L’infermiere interviene per far rinvenire la donna, mentre la figlia prende con le due mani i lembi del suo grembiule dove viene versato tutto il denaro. Ringraziamo, si inchinano, si allontanano camminando all’indietro con tanti inchini, poi vanno dal loro asino e poco lontano e si avviano al loro trullo. Tutto risolto.

Come puntualizzazione, va detto che attesa la stagione e la descrizione dell’albero saccheggiato, il tenente Marini e i suoi paracadutisti si sono trovati di fronte ad un albero di fioroni e non di fichi. Ma questi sono dettagli.   

Paracadutisti schierati nella campagna brindisina.  In primo piano il cannone anticarro 47/32

Ancora dal diario del paracadutista artigliere Tano Pinna

Quando siamo liberi andiamo dai contadini a comperare frutta e uova. A sera si va in paese, ma la gente ci sfugge. Neanche a pensare di avvicinare una ragazza. Abbiamo l’impressione che ci guardano con paura! Anche i commercianti ci trattano con sospetto, con diffidenza. Quando andiamo a mangiare gli osti non ci rivolgono la parola, portano quanto si chiede, ma non dicono una parola più del necessario.

Avranno dei motivi per non parlarci?

Per puro caso si scioglie l’enigma. Incontro un sottocapo della Marina. Lo avvicino e gli chiedo se sul posto ci sono marinai istriani o triestini. Mi dice che sono tutti meridionali. Mi chiede curioso che cosa facciamo e chi siamo.

“… la gente dice che molti di voi provengono da Gaeta … sai, come quelli della Prima Guerra Mondiale, gli Arditi…”

Con me ci sono altri amici. Ci facciamo una solenne risata, ma con un certo risentimento per quanto ci ha detto. Per questa gente siamo tutti avanzi di galera! Non mancano di fantasia, ma chi ha inventato tanto? Chi ha messo in giro  questa voce? Al sottocapo diamo tutte le spiegazioni in un bar, con la speranza di essere sentiti anche dai presenti.

Notiamo subito curiosità, poi sguardi benevoli, scopriamo la bocca … dei commercianti ed osti e qualche sorriso femminile. Molti ora quando passiamo ci salutano. Non per questo è più facile abbordare le ragazze.

Quasi tutte le sere andiamo a mangiare in qualche  locale. Sono cantinoni sotto il piano stradale, ampi e fumosi. Pirlone una sera ci porta  in una osteria che  già conosce. Dice che si mangia bene e non si spende  molto.

Scorgiamo un grande tavolo, in mezzo un piattone di mezzo metro di diametro, con tanti pomodori che  galleggiano nell’olio, grosse forme di pane scuro, due bottiglioni di vino nero, soli tre bicchieri.

Usano così! Si mangia tutti nello stesso piatto, ci passiamo i bicchieri, solo le forchette sono a sufficienza.

Si mangia e si beve fra canti e risate.

L’addestramento qui è specifico. Ci esercitiamo a sparare con il pezzo contro sagome mobili. Sono sagome … galleggianti, trainate da motoscafi della Marina. Noi spariamo dalla riva, però i  finti carri armati sfilano in maniera troppo regolare, e sempre di fianco.

Perché non fanno sfilare sagome che riproducono le parti anteriori o posteriori dei carri? Domani non sempre  i carri nemici ci saranno presentandoci i fianchi. Anzi.

Tuttavia l’addestramento è molto utile sia ai fini del puntamento sia ai fini della velocità di fuoco.

Anche qui dobbiamo battere …  il tempo. E sempre centrando le sagome. Tutto bene ma domani … spareremo noi e spareranno loro!

Si richiama intanto che  il citato Pirlone è sergente maggiore Dario Pirlone, medaglia d’oro al Valore Militare, caduto ad El Alamein: comandante di un pezzo anticarro impegnato da forte formazione di carri armati nemica, riusciva, dopo strenua lotta, ad infliggere al nemico sensibili perdite, catturando con ardita mossa l’equipaggio di un carro colpito. Successivamente, avuto immobilizzato il pezzo, feriti i suoi serventi, ferito egli stesso gravemente alle gambe, incitava i dipendenti a non perdersi d’animo ed a continuare a combattere con le bombe a mano ed  i pugnali. Sopraffatto dal nemico, irrompente nella postazione, vincendo lo strazio del suo corpo martoriato, sorreggendosi con uno sforzo supremo sulle gambe maciullate, scaricava la pistola sul nemico e gridando “voi non mi avrete vivo – Viva l’Italia”, cadeva da prode. El Alamein 24 ottobre 1942

Mentre i paracadutisti della Folgore cominciano a prendere rapida confidenza con il territorio pugliese, il 20 giugno 1942, con una lettera personale  indirizzata ad Hitler, Mussolini insiste per avere il massimo supporto per la conquista di Malta, richiamando gli impegni già presi (Diario storico del Comando Supremo del Regio Esercito – SME Ufficio Storico – allegato n. 1112)  … al centro del nostro quadro strategico sta il problema di Malta a riguardo del quale abbiamo preso le note decisioni.

Il giorno successivo interviene un fatto inatteso: la piazzaforte di Tobruch, inaspettatamente, si arrende alle forze italo-tedesche lasciando circa 30mila prigionieri nonché tonnellate di preziosa benzina e depositi pieni di viveri ed equipaggiamento. L’impresa fa guadagnare a Rommel il bastone di Feldmaresciallo e Mussolini è costretto a promuovere come Maresciallo d’Italia anche Ugo Cavallero.

Gli accordi presi prevedono che, esaurita l’offensiva dell’Asse  una volta raggiunto il confine  con l’Egitto, Rommel si debba fermare per consentire l’impiego delle forze disponibili per l’operazione C3 su Malta.

Rommel, preso atto della nuova situazione favorevole venutasi a creare, ritiene opportuno cambiare i piani e procedere con l’inseguimento dei reparti dell’VIII Armata in ritirata verso Alessandria.

In tal senso viene condizionata la valutazione di Hitler che con la lettera di Mussolini il 23 giugno risponde affermando (Diario storico del Comando Supremo del Regio Esercito – SME Ufficio Storico – allegato n. 1293/bis ) … L’8 Armata inglese e’ praticamente distrutta … (…) …ordinate il proseguimento delle operazioni fino al completo annientamento delle truppe britanniche, fino a che il Vostro Comando e  il Maresciallo Rommel credono di poterlo fare  militarmente con le loro forze. La dea della fortuna nelle battaglie passa accanto ai condottieri soltanto una volta. Chi non l’afferra in un momento simile non potrà molto spesso raggiungerla mai più…

Le frasi di Hitler fanno sicuramente presa su Mussolini che, certo di poter assaporare la vittoria  in Egitto, da condottiero quale si sente di essere, la mattina del 25 giugno giunge in aereo a Grottaglie in Puglia, dove discute con Ugo Cavallero circa le direttive da impartire per il proseguimento delle operazioni in Egitto. Nel pomeriggio Mussolini passa  in rassegna un battaglione di paracadutisti  – si ritiene nelle campagne fra Grottaglie Villa Castelli e Ceglie Messapica, ove sono dislocati alcuni battaglioni della Divisione – (Diario storico del Comando Supremo del Regio Esercito – SME Ufficio Storico – pagg. 444 – 445 – vol. VII tomo I ). Forse in questo momento Mussolini ha già preso la decisione di assecondare Hitler e Rommel accantonando l’operazione C3. Tale decisione comporta un nuovo impiego della Divisione Paracadutisti, non più  con il lancio su Malta, ma come semplice  fanteria nel deserto del nord Africa.

Della “grande rivista” di Mussolini che ha fatto “bestemmiare tutti”, vi è traccia negli scritti del sottotenente Vittorio Bonetti (compagnia Comando del IV btg dislocato a Ceglie Messapica); il sottotenente Bonetti rileva un particolare che l’ha sorpreso: nella circostanza Mussolini “ostentatamente” non ha voluto stringere la mano al cap. Diego Visconti di Modrone (anch’egli del IV btg)

Siamo da tempo attendati nei pressi di Ceglie Messapico, in Puglia, diventati la 1^ divisione Paracadutisti pronta per l’operazione C3, lancio su Malta. Il capitano Ruspoli ha preferito alla tenda un trullo, piccola costruzione tronco-conica che ricorda, in piccolo, le torri nuragiche. Vedo il sergente maggiore furiere, Giordano Bruno, uscire rapido da quella residenza, rabbuiato in volto. Suppongo che il capitano abbia espulso lui e i suoi registri di contabilità. Chiedo permesso, e curvandomi,  mi infilo nel trullo. Ruspoli è seduto per terra: tutt’intorno, sparsi, fogli da disegno. L’espressione è flemmatica, di sempre, ma non ho dubbi che sia  irritato.”Non sopporto quei maledetti registri” – dice infatti. Poi soggiunge:”Guarda questi nuovi schizzi, cucciolo – e raccatta alcuni fogli sui quali sta disegnando un tipo speciale di cambio per bicicletta. Per rasserenarlo cerco di esaminarli con vivo interesse.

Dal verde e dai boschi della Pallanzana ai trulli e ai fichi di Ceglie Messapico – durissime manovre quotidiane sotto un sole che picchia martellate di fuoco – i nervi di soldati e ufficiali sono messi a dura prova dall’attesa – si incomincia a parlare di Malta – Visconti e Ruspoli ospiti del duca a Ceglie – spogliato un boschetto di querce per la tenda del capitano – la maestria prepara le uova e Visconti scrive al Principe di Piemonte – una grande rivista che fa bestemmiare tutti – scortesia di Mussolini che rifiuta ostentatamente di stringere la mano a Visconti – vecchie ruggini fra coloniali di Libia – giorno dopo giorno continua inesorabile lo sfibrante addestramento – si accresce il malumore per l’attesa che  non finisce mai …

Il 27 giugno, il sottotenente Bonetti scrive alla madre … ti ringrazio moltissimo per il telegramma di auguri e per le graditissime sigarette che sono giunte proprio opportune giovedì pomeriggio quando al ritorno da una manovra davanti al Capo del Governo, stanco, sporco e sudato non avevo più neanche una sigaretta avendo fatto fuori tutte le mie ultime riserve nella notte passata in bianco viaggiando in camion…

25 giugno 1942 – Mussolini, accompagnato dallo Capo di Stato Maggiore Ugo Cavallero, nella campagna pugliese,  passa in rassegna i paracadutisti della Folgore

Non traspare alcuna euforia nell’informare la madre dell’esercitazione fatta davanti a Mussolini, indicato con distacco come “Capo del Governo”  e non come “Duce” come riportato negli atti ufficiali dello Stato Maggiore Generale. Il sottotenente Bonetti evidenzia gli aspetti delle sofferenze che ha dovuto sopportare per questo evento, financo l’esaurimento delle scorte delle sue amate sigarette.

I due ufficiali che cita il sottotenente Bonetti, sono il capitano Costantino Ruspoli e il capitano Guido Luigi Visconti di Modrone (fratello del noto regista Luchino Visconti); entrambi cadranno in combattimento in Egitto di lì a qualche settimana venendo decorati rispettivamente di medaglia d’oro e di medaglia d’argento al Valore Militare; entrambi riposano nel Sacrario Militare Italiano di El Alamein.

Il 29 giugno Mussolini vola in Libia certo, di lì a pochi giorni, di poter entrare  in Alessandria alla testa delle truppe italo–tedesche vittoriose; poco prima ha disposto l’invio in Russia di altre 7 divisioni che andranno a costituire l’Armir (Armata Italiana in Russia), aggiungendosi alle 3 divisioni inviate sullo stesso fronte l’anno precedente (Csir). Mussolini preferisce inviare altre divisioni sul lontano fronte russo, si vedrà con risultati tragici, anziché rinforzare l’armata impegnata in Nord Africa in una battaglia decisiva come avrebbe imposto il semplice buon senso; anzi, per niente contrastato dai vertici militari, decide di inviare sul fronte egiziano una divisione di paracadutisti che si è addestrata duramente per l’aviolancio, impiegandola come una semplice divisione di fanteria, peraltro senza alcun supporto logistico  organico e artiglieria pesante.

Ancora dal diario del paracadutista artigliere Tano Pinna:

E’ sera, improvviso allarme.

Dobbiamo smontare il campo, preparare armi e zaini, metterci subito in colonna.

Ci raccomandano il massimo silenzio, sia nello nella partenza che durante  il tragitto e soprattutto all’arrivo.

All’arrivo dei camion siamo già pronti. Dove si va?Lo sappiamo dagli autieri. Ceglie Messapico

Solo uno spostamento?Speravamo ben altro. Arriviamo presto nella nuova località, sempre in mezzo ad un campo di olivi. Piazziamo le tende celermente e silenziosamente. E’ sempre terra rossa, a parte il caldo mi sembra di essere tra gli ulivi della mia terra.

Ci domandiamo il motivo di tale spostamento. Mistero, né sa spiegare il perché.

La partenza e l’impiego della Divisione Paracadutisti sul fronte di El Alamein

Nei primi giorni di luglio Rommel lancia tutte le forze al momento disponibili contro le forze britanniche che si sono trincerate a difesa ad El Alamein, con l’obiettivo di sfondare e annientare l’VIII Armata che però resiste, anche contrattaccando, potendo contare su una linea logistica molto breve ed efficiente, mentre per le forze dell’Asse i rifornimenti in uomini e mezzi sono scarsi e necessitano, per arrivare in linea, di un pericoloso e lungo trasporto dai porti libici di arrivo dei convogli scampati alla caccia britannica.

A ciò va aggiunto che l’VIII Armata comincia a beneficiare dell’apporto dell’alleato americano in termini di efficace supporto aereo nonché di nuovi e più potenti carri armati.

Lo scontro, che si protrae quasi per tutto il mese di luglio, è noto come la 1^ battaglia di El Alamein.

Ancora dal diario del paracadutista artigliere Tano Pinna

Di concreto si fa ben poco, nulla di particolare, normale attività, molta manutenzione delle armi e dei pezzi.

E’ sera quando radio campo comunica che domani passerà un treno di prigionieri inglesi

Il 9 luglio il suo capo Ufficio Operazioni gen. Antonio Gandin, informa  il maresciallo Cavallero che  il gen. Student ha avuto un’ottima impressione del livello di addestramento raggiunto dalla Divisione Paracadutisti, ma ha escluso contestualmente che possa essere rimandata a dopo agosto l’operazione su Malta. E’ chiaro quindi che l’operazione C3 ha perso la priorità assoluta di pochi giorni prima.

Infatti il 12  luglio il maresciallo Cavallero dispone di trasferire in Libia, con precedenza assoluta, 4 battaglioni di paracadutisti (compreso quello di guastatori) con l’aliquota di artiglieria (Diario storico del Comando Supremo del Regio Esercito – SME Ufficio Storico – pag. 603 – vol. VII tomo I)

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Con messaggio urgente dello stesso 12 luglio a firma del gen. Vittorio Ambrosio Capo di Stato Maggiore del R.Esercito, viene ordinato che “tutta la divisione  si tenga pronta a partire per nota destinazione”.

Il giorno successivo il Comando Supremo (Prot. 31528/op del 13 luglio 1942) dispone che l’aviotrasporto in Africa Settentrionale della Divisione Paracadutisti deve essere effettuato con carattere di urgenza utilizzando le due linee aviotrasporti di Lecce – Galatina per 2/5 e di  Atene – Tatoi  per 3/5.

I 3/5 della Divisione saranno quindi trasportati in treno con  itinerario Ostuni – Trieste – Atene (viaggio di 9 giorni) e quindi imbarcati in aereo con destinazione Tobruch.

Ancora dal diario del paracadutista artigliere Tano Pinna

Durante la libera uscita  molti borghesi cercano di attaccare discorso, secondo noi sono troppo curiosi, bisogna evitarli. Evitiamo ogni approccio, ogni discorso di carattere militare, non si sa mai con chi si ha a che fare! Certo, i nostri movimenti repentini ravvicinati stupiranno non poco le eventuali spie nemiche in zona.

Fa caldo, ma sotto gli olivi si respira. E’ l’acqua che scarseggia. Mocciola, non so dove né come, ha “trovato” dice lui, un capretto. L’ha scuoiato ed arrostito. Procuriamo pane e vino. Il vino di qui rende … felici molti. E’ veramente buono, ma bisogna stare … attenti.

Scivola in basso, ma poi risale alla testa e tronca le gambe. Ci sono certe spugne fra noi!

A me basta  un bicchiere, ad altri non sono sufficienti due litri.

Ritornando la sera dalla libera uscita portano il rifornimento per il giorno dopo. Da qualche giorno suona spesso l’allarme. Anche due volte al giorno. Allarme e poi … tutti in libera uscita.

Perché? Spiegazione ufficiale: esercitazioni.

Chi eventualmente ci spia non arriverà a capirci niente.

Prima l’allarme, poi la libera uscita, poi qualche licenza e così via. Non crediamo più all’allarme, anzi, brontoliamo.

Tra il 15 e il 20 luglio,  partito in aereo a scaglioni da Galatina, giunge in Libia (a Derna) il primo reparto di paracadutisti; sono quelli del IV battaglione al comando del ten. col. Alberto Bechi Luserna già accampati a Ceglie Messapica; seguiranno gli altri battaglioni; nessuno dei paracadutisti è stato informato del loro prossimo nuovo impiego come normali fanti nel teatro nordafricano.

Il comandante e gli ufficiali del IV Btg paracadutisti partito da Ceglie Messapico per il fronte di El Alamein

Sempre l’artigliere paracadutista Gaetano Pinna, sul momento della partenza per l‘Africa, nel suo diario annota:

Una cosa è certa, partiremo da Lecce per l’Africa.

Non si conoscono né il giorno né l’ora.

Normale.

Dal viaggio e del mezzo si parla già da qualche giorno, da troppo direi, quindi se  il “salto” da Lecce a Derna andrà bene vorrà dire che  occhi ed  orecchi nemici non hanno “percepito” niente.

Altrimenti rappresentiamo un bel boccone prelibato.

Siamo rientrati al campo dallo la solita esercitazione, tutti nelle tende, silenzio perfetto. Ordine:”sfate le tende! In silenzio!”

In libera uscita abbiamo speso ogni risparmio.

Toni Penna era  in bolletta:”Tano mi presti qualche  lira?”

Avevo 500 lire, gliene ho date 200.

Tutti abbiamo voglia di spendere… (…)

Ceglie Messapico/Galatina/volo sul Mediterraneo/Derna/Ain el Gazzala 20 luglio ’42, lunedì.

E’ notte quando arrivano i camion dell’autocentro, arrivano isolati, non in colonna, si carica una sezione, con i pezzi.

Su percorsi differenti i camion raggiungono il campo d’aviazione di Galatina.

Abbiamo con i noi i paracadute.

Gli aerei S 82, sono dislocati in vari punti del campo.

Sappiamo una cosa certa: atterreremo al campo di Derna Fatheia.

Come fosse un normale spostamento carichiamo il materiale.

Gli ufficiali si raccomandano di non bere durante il volo, perché all’arrivo

Ci sarà poca o niente acqua, ad  ogni modo se ci sarà avrà un sapore poco gradito.

“Attenzione al sole, all’arrivo mettetevi subito il casco coloniale” ci dicono.

La notte è bellissima, non c’è una nube in cielo, con uno sbalzo di 900 km arriveremo a Derna.

Divisi in gruppi raggiungiamo gli aerei, prendiamo posto.

C’è una calma perfetta, diciamo qualche mezza parola, ma gli occhi di tutti parlano perfettamente, mostrano la nostra allegria, una gioia  insolita.

Pazzi? No, è il risultato di una perfetta preparazione psichica, nessuna emotività in noi, ma lucidità, non preoccupazione per ciò che che si sta facendo.

Il maggiore Caruso, comandante del Gruppo, non parte con noi, rimane  in Italia, il comando lo prende il cap. Curti.

Faceva  il leone a Tarquinia, a Viterbo a S.Maria Capua Vetere, a Ostuni a Ceglie Messapico.

Precedeva la colonna in marcia  bardatissimo.

Avevamo ragione quando lo … squalificavamo

Il sergente maggiore furiere Vitolo è in licenza matrimoniale.

Anche Agostino Ammazzagatti e’ in licenza per matrimonio.

Il Sten Krauseneck rimane per la consegna del materiale che  noon portiamo con noi, poi ci raggiungerà.

Gli aerei si portano sulla  pista.

Il personale di bordo del mio aereo è costituito da un tenente e da  un maresciallo piloti, da  un motorista, da un radiotelegrafista.

Il tenente pilota ci suggerisce di fare dei turni alle armi di bordo, il motorista ci spiega il funzionamento delle mitragliere.

Così ci poniamo in due, a turno, alle armi.

Oltre a fare gli armieri dobbiamo fare anche gli osservatori.

Non ci dispiace, anzi, ci rallegra.

Si parte, qualcuno guarda l’orologio.

L’aereo prende quota al limite del campo.

Sono di turno alla mitragliera di cosa, posso osservare meglio di tutti il terreno che si allontana, i campi di stoppie, i covoni di grano, isolate case di campagna.

Dopo circa 10 minuti arriviamo sulla verticale della costa.

Addio Italia, si va verso l’inferno?

Ritornerò?

Quando?

Come?

“Siamo sul mare ragazzi, addio Italia”.

Qualcuno, di rimando, risponde:”Ciao Italia”.

Guardo negli occhi i compagni. In più di uno c’è stato qualche cambiamento d’umore.

E’ naturale, è umano, non andiamo a passeggio.

Da questo momento la morte si è veramente messa al nostro fianco … non solo in cartolina.

Siamo in volo da oltre un’ora, lascio la mitragliera.

Siedo vicino a Jop.

Si è sposato da poco tempo, ma non per questo ha perso la spensieratezza, è sempre  pronto allo scherzo, alla macchietta.

Si avvicina  il motorista:”Fate attenzione sui 180 gradi, in alto e  in basso” dice.

Se ci capitano addosso gli Spitfire siamo spacciati.

Che cosa ne facciamo del paracadute con il mare sotto?

Il radiotelegrafista può chiedere l’intervento della caccia di stanza in Grecia, a Creta, a Derna, ma ce ne daranno il tempo i piloti della Raf?

Non voliamo alti.

Sotto una nave naviga verso levante, verso le  isole greche.

Un pensiero per  i miei genitori, vi rivedrò?

Sono convinto della predestinazione, non si sfugge al destino.

Il volo continua regolare.

Ogni tanto un falso allarme di “terra, terra!”

Infine eccola, magnifica.

Si scorge bene la costa, lontano, siamo curiosi di vedere  il deserto.

Ecco Derna, la perla della Pirenaica, le case, le campagne.

La cittadina si adagia tra il mare nella verde limitata pianura.

Si distingue una moschea con tante cupole ed  un minareto.

Dietro, quasi fosse  un muraglione, si alza l’altipiano.

Si distingue la strada litoranea, la Balbia, altre strade si inerpicano in grandi tornanti, poi si dividono appena arrivati sul ciglione.

Il motorista fa un cenno:”Attenti siamo arrivati!”

Confesso, durante il volo non avevo preoccupazioni, ora, però, mi sento alleggerito di un peso.

Siamo sul campo di Fatheia, circa 10 km da Derna, in direzione sud-est.

Qualche aereo ha già toccato terra, una nube di polvere indica l’atterraggio avvenuto.

Il sten Tabelli ci mostra  il casco.

Come automi, convinti dell’esistenza del dardo mortale del sole africano, prima di saltare a terra indossiamo il casco.

Appena fuori  ci accorgiamo sì della polvere, della novità panoramica per niente esaltante, ma anche  il sole che  non è più cattivo di quello di Ostini.

Posiamo lo zaino, lo zainetto, il mitra, l’elmetto, il paracadute.

Scarichiamo i pezzi e le cassette di munizioni.

Arriva dopo poco una colonna di camion.

Riceviamo un ordine non gradito:”Caricate tutti i paracadute, devono andare a Derna”. Noi saliamo su altri camion  diretti alla base aere di Tobruch.

Sarà quello il trampolino di lancio?

Allora perché i paracadute vanno a Derna?

Nessuno sa niente neanche gli ufficiali.

Si fanno tante supposizioni, ma la doppia destinazione ci lascia perplessi.

Se ci siamo portati il materiale da lancio significa che il lancio era previsto?

Però non ci risulta il trasferimento da Tarquinia dei ripiegatori.

Ma allora?

A Tobruch cosa ci andiamo a fare?

Sono le 10,30 inizia il trasferimento verso Tobruch, 170 km … (…)

Il col. Luigi Camosso (187^ rgt) così sintetizza la partenza per l’Africa Settentrionale (L’Ultimo di El Alamein – biografia di un soldato di Domenico Camosso ed. Del Faro 2013 – pag. 57 ):

Il giorno 20 luglio alle ore 16 circa il 187^ reggimento paracadutisti (costituito dai battaglioni IX e X, compagnia Comando reggimentale e III gruppo Cannoni da 47 agli ordini dello scrivente) che si trovava nella zona di Villa Castelli con altri reparti della Divisione dove stava completando la preparazione per la ormai imminente azione di lancio su Malta, riceveva improvvisamente l’ordine di partire per l’Africa settentrionale. Il giorno 21 luglio il rgt partiva in treno alla volta di Atene dove giungeva  il giorno 30. Nei giorni 1-2-3 e 4 agosto il rgt veniva trasportato via aerea in Africa Settentrionale sbarcando sull’aeroporto di Tobruk da dove con automezzi raggiungeva la linea. Il giorno 24 agosto il rgt raggiungeva il fronte nella zona del Forte Menton presidiate in quel tempo da truppe paracadutiste germaniche e passava alle dipendenza del X corpo d’Armata

Al 24 luglio 1942 la situazione dei trasporti della Divisione in Africa Settentrionale, è la seguente:

Al 24 luglio 1942 La situazione dei trasporti della Divisione in Africa Settentrionale

Altro personale della divisione viene fatto affluire al porto di Brindisi per il trasporto via mare del materiale divisionale.

Il 27 luglio (Prot.0041560/3), l’Ufficio Ordinamento dello Stato Maggiore R. Esercito, dispone tra l’altro che:

  • la Divisione paracadutisti assuma la denominazione di “185^ Divisione di Fanteria Folgore”,
  • il termine “paracadutisti” non compaia più “né in documenti ufficiali né in carte ufficiose”,

Il 21 luglio, mentre i primi reparti di paracadutisti arrivano in Libia, Mussolini rientra mestamente in Italia; l’entrata trionfale ad  Alessandria o addirittura a Il Cairo che già pregustava, non avverrà né ora né mai più; a giugno l’8^ Armata ha attraversato un momento estremamente critico, Rommel ha cercato di sfruttarlo senza il successo decisivo sperato; ci riprova a fine agosto attaccando di nuovo gli alleati trincerati ad El Alamein (2^ battaglia); questa volta in linea, nella parte meridionale dello schieramento, al limite con la depressione di El Qattara, c’è la divisione Folgore al completo.

Il comandante della Divisione, gen. Enrico Frattini,  in una sua nota datata 10 settembre 1942 indirizzata allo Stato Maggiore del Regio Esercito, descrive le complesse fasi della partenza dalle basi pugliesi  e dell’arrivo in Africa Settentrionale della Divisione Folgore; se ne sintetizzano i passi salienti:

  • 19 giugno ordine verbale di porre in condizione di partire, entro 24 ore, due battaglioni e un gruppo di artiglieria con cannoni anticarro 47/32;
  • 27 giugno, con ordine scritto viene richiesto di approntare per la partenza: un comando di reggimento, un battaglione, un battaglione di guastatori (meno una compagnia) una compagnia di artiglieri con cannoni anticarro  47/32;
  • 13 luglio, ore 2, giunge l’ordine di tenere pronti per partire un reggimento su tre battaglioni, un battaglione guastatori,  un gruppo di artiglieria con cannoni 47/32;
  • 13 luglio, ore 4, giunge l’ordine di tenere pronta a partire l’intera divisione, e che  il comandante della stessa (gen. Frattini) si presenti a Roma entro la stessa giornata;  il gen. Frattini parte da Bari in autovettura accompagnato dal suo Capo di Stato Maggiore (col. Verando);
  • 13 luglio,  ore 24 al Comando Divisionale a Martina Franca, giunge l’ordine: il 1^ reggimento (quello attendato da giorni a Ceglie Messapica al comando del col. Parodi) sia trasferito, entro le  ore 18.00 dell’indomani 14 luglio, a Lecce per essere avio-trasportato a Derna con inizio movimento via aerea nella mattinata del 15; viene disposto che  il personale sia con armamento ed equipaggiamento individuale, con due razioni di viveri di riserva. Il vice comandante (col. Bignami) dispone di conseguenza. Il gen. Frattini specifica nessun dubbio per nessuno in quel momento che si tratti di impiego caratteristico della specialità (aviolancio);
  • 14 luglio, il gen. Frattini,  dalla Direzione Superiore Trasporti, apprende che:
    • 2/5 della divisione partirà in aereo da Lecce per Derna e il restanti 3/5 da Tatoi – Atene per Tobruch;
    • l’aliquota destinata a Derna sarà trasportata via terra a Tobruch dove si è riunirà con l’aliquota proveniente da Tatoi;
    • materiali pesanti, mitragliatrici, mortai, cannoni, munizioni, cucine verranno trasportati per mare;
    • ogni uomo non deve superare i 100 kg precisi di peso (armi ed equipaggiamento compresi).

Il gen. Frattini aggiunge …nessun modo di comunicare con Martina Franca … un telefono segreto con Lecce è in via di installazione. Intanto a Ceglie avviene  il carico del 1^ rgt per Lecce. Parte per primo il IV battaglione che ha gli aereorifornitori meglio a portata. Nessuno dubita dell’impiego come paracadutisti. L’ordine è giunto al battaglione alle 2 del mattino del 14. Con miracoli di rapidità nel buio pesto si spiantano le tende, si distribuiscono munizioni e viveri, si prelevano i paracadute, si riempiono gli aereorifornitori e alle 6.30 si sale sul treno. Alle 12 a Lecce il comandante sa dell’ufficio Avio-trasporti che si attendono ordini  per il successivo trasporto aereo e che detti ordini giungeranno per le 22 o le 23. Viene avvertito di trovarsi orientato ad avviare all’alba dell’indomani a Derna un primo contingente di 200 uomini dal peso unitario (armi e bagaglio compreso) di 100 kg. Occorre ripetere che tutti – comandanti e gregari – sono partiti da Ceglie convinti trattarsi di impiego da paracadutisti, e quindi equipaggiati di tutto punto per tale eventualità con elmetto, tuta, scarpe speciali, ginocchiere, guantoni, attrezzature per  il lancio con le armi, armi e munizionamento individuali indosso, armi collettive e munizioni di reparto negli aereorifornitori, paracadute alla mano etc. Al preavviso dell’Ufficio Aviotrasporti di approntare 200 uomini il comandante di Battaglione (ten.col. Bechi Luserna, ndr) replica che  i nostri reparti in aggiunta al materiale individuale avevano con loro gli aereorifornitori, ascendenti a circa 8 tonnellate per compagnia organica: personale e materiale insieme. Il capo dell’Ufficio telegrafava in tal senso a Roma e lo invitava a ripassare in serata per la risposta. Alle 22 questa non era ancora giunta. Alle 23 giungeva  il col. Parodi che, informatosi di quanto accadeva, ribadiva all’ufficio Aviotrasporti la necessità di non disgiungere dagli uomini da quello degli aereorifornitori. Verso le 24 giungeva l’ordine atteso da Roma. L’indomani alle prime luci si sarebbe dovuto aviotrasportare il primo contingente di 200 uomini, il materiale (aereorifornitori) sarebbe seguito dopo. Il Colonnello Parodi e  il comandante di battaglione tentavano ancora di rappresentare che gli aereorifornitori erano di vitale importanza comprendendo armi e munizioni di primo impiego (mitragliatrici, mortai, cannoni, munizioni di reparto etc). Si rispose che l’ordine non poteva essere  modificato.

  • 15 luglio, parte il primo scaglione composto da:
    • il comandante di battaglione (ten. col. Alberto Bechi Luserna) ed aliquota del comando;
    • la 10^ compagnia (comandante cap. Felice Valletti – Borgnini;
    • l’aliquota della 12^ compagnia (comandante cap. Guido Luigi Visconti di Modrone)

Il ten. col. Bechi, appena giunto a Derna, si reca al Comando Superiore Africa Settentrionale ove … apparvero assai stupiti che il ten.col. non fosse stato avvisato in Patria dell’impiego appiedato.

I battaglioni della Folgore dislocati a sud della linea italo tedesca, il30 agosto partecipano alla seconda battaglia di El Alamein; il 1^ settembre, il comando tedesco, vista l’impossibilità di dare sviluppo alla preventivata manovra di accerchiamento, ordina il ripiegamento delle unità corazzate e motorizzate lanciate in profondità. I reparti della divisione Brescia e della Folgore vengono fermati sulle posizioni raggiunte (Deir El Munassib).

Il IX btg e il X btg nonchè il III Gruppo artiglieri paracadutisti (che in Italia erano accampati a Villa Castelli), che formano il 187^ reggimento al comando del col. Luigi Camosso, in questa battaglia si scontrano con reparti britannici che, cercando di recidere il saliente di Deir El Munassib), subiscono notevoli perdite fallendo nel loro obiettivo. Da parte italiana cadono, tra gli altri, 14 ufficiali della Folgore, fra cui i comandanti dei due battaglioni impegnati (il IX e il X), il maggiore Aurelio Rossi e il capitano Amleto Carugno.

Al magg. Aurelio Rossi viene tributata la medaglia d’oro al Valore Militare:

posto a presidio di una postazione divenuta l’obiettivo centrale dell’offensiva avversaria, resisteva con tenace fermezza, sempre presente fra i suoi uomini nei punti più esposti, a violentissimi reiterati attacchi che rintuzzava con audaci contrattacchi. Ferito gravemente rifiutava di lasciare il comando del battaglione e indomito persistenza nella cruenta impari lotta. Colpito mortalmente pronunciava fiere parole parole animatrici per  i suoi soldati ed  immolava con sublime eroismo la sua vita educata al più puro amore per di Patria e alla sacra religione del Dovere.

Attese le gravi perdite subite dai due battaglioni, gli stessi sono riorganizzati in un unico btg (il IX) posto al comando del cap. Salvatore Pescuma.

Alla vigilia del decisivo attacco britannico del 23 ottobre, la divisione Folgore è schierata all’estremo sud dell’ala destra della linea italo-tedesca (60 km), da Deir El Munassib al limite della depressione di El Qattara (16 km).

L’estrema violenza della battaglia che si scatena, si trae dal contenuto della memoria del paracadutista Angelo Fumagalli, capo arma della 10^ compagnia del IV Battaglione (quello che era dislocato a Ceglie Messapica)

Il 26 ottobre 1942 occupavo una posizione fronte a nord, situata a breve distanza dal nemico, esposta al tiro di fronte e di fianco. In buca con me c’era il mio porta arma: paracadutista  Ferri Amos, non molto lontano si trovavano gli altri della mia squadra: il sergente maggiore Massimo Umberto comandante, un suo collega di nome Piacentini Dante, i caporali maggiori Pignatelli Amerigo e Marnati Luigi, il caporale Piola, i paracadutisti Onorati Fernando, Rurale Mario, Balsamo Stefano e Tamagni Armando. Alle 13.30 o pressappoco si avvicinò a noi il tenente Simoni comandante la compagnia: “ragazzi – disse – la 11^ è stata travolta. Ora tocca a noi.”

Aveva appena finito di parlare che il sergente maggiore gridò: “Eccoli, sono qui”. Da dove mi trovavo io non vedevo niente perché avevo la buca in leggera controtendenza e con un settore di tiro piuttosto ristretto.

“Esci Fumagalli, esci!” gridò ancora Piacentini sfilando una bomba a mano tedesca, di quelle con il manico. Saltai fuori e piazzai il fucile mitragliatore  un po’ più avanti. Di fronte, a non più di una trentina di metri, c’erano fanti inglesi che si facevano sotto mentre altri stavano scendendo da una camionetta poco distante. Aprii il fuoco mentre dall’altra parte facevano altrettanto, investendoci con una pioggia di pallottole. Una colpì il sergente maggiore uccidendolo, un’altra si schiacciò contro l’alzo mobile della mia arma  piegandolo e quasi staccandolo. Ma riuscii ad arrangiarmi in qualche modo e ripresi far fuoco sul davanti mentre gli inglesi ci portavano sotto tiro, di fronte e di fianco, causandoci molte perdite. Una pallottola prese il tenente Simoni vicino alla tempia fulminandolo, Era un buon ufficiale, Anche Onorati fu ucciso subito dopo da un colpo alla testa e altri ancora. Dietro di me udivo le urla e i gemiti dei paracadutisti che venivano colpiti. Fortunatamente, nonostante  la rapidità dell’attacco, i nostri mortai riuscirono ad entrare tempestivamente  in azione, con un tiro molto preciso. Tra il loro fuoco e quello delle nostre armi automatiche il nemico finì per trovarsi in una situazione insostenibile e a perdere mordente. Finchè, ad un certo momento, vidi gli inglesi che cominciavano ad indietreggiare. Si stavano ancora ritirando quando una bomba di mortaio, non so se nostra o nemica, centrò la mia buca facendo scoppiare le bombe a mano e mettendo a fuoco le bottiglie incendiarie che c’erano dentro. Mentre osservato le  mie cose che bruciavano mi accorsi che il porta arma siciliano era sparito. Guardai da tutte le parti senza riuscire a vederlo così, non appena le fiamme si spensero, mi precipitai nella buca mezza crollata e cominciai a scavare. Era lì, sotto le macerie, ma quando riuscii a tirarlo fuori vidi con orrore che gli mancava la testa, una grossa scheggia l’aveva decapitato. Lo lasciai dov’era e mi allontanai istupidito. L’attacco non era andato troppo per le lunghe ma gli effetti si erano fatti sentire. La mia squadra non esisteva praticamente più, altre avevano subito perdite in morti e feriti ed era caduto anche il ten. Simoni…

Dopo aver resistito con valore all’attacco degli alleati superiori in uomini ed armamento, il 2 novembre, per i paracadutisti della Folgore, giunge l’ordine di ripiegamento sulla linea di Gebel Kalak, per evitare l’accerchiamento da parte dell’avversario che è riuscito a sfondare a nord nei pressi del mare.

La manovra di sganciamento è effettuata a piedi trascinando a braccia i cannoni controcarro, sotto la continua pressione nemica; esaurite le munizioni, l’acqua e i viveri, gli ultimi paracadutisti della Folgore ancora organicamente inquadrati agli ordini del col. Luigi Camosso, vengono fatti prigionieri venendo tributato loro l’onore delle armi.

Così il col. Luigi Camosso ricostruisce quei momenti del 6 novembre 1942 (L’Ultimo di El Alamein – biografia di un soldato di Domenico Camosso ed. Del Faro 2013):

Fino a quando gli uomini non si resero esatto conto che eravamo rimasti assolutamente senza munizioni e non avevamo più assoluta probabilità di riceverne, avevano accarezzato l’idea di motorizzarsi a spese del nemico. I carri armai nemici che già attaccavano da tre lati, verso le 10.30 si presentavano anche dal IV da ovest rendendo impossibile ogni ulteriore ripiegamento del II btg. Pertanto questi si disponevano a difesa sul terreno fiacco, di quel tratto di deserto e tenevano in rispetto il nemico puntando i pezzi, senza fare fuoco per mancanza di proiettili. Verso le 12 tutte le munizioni delle armi pesanti erano esaurite, la difesa era sostenuta solo dalle armi leggere con pochi colpi. Carri armati, autoblindo, Breen Carries continuavano a serrare il cerchio e a intervalli aprivano il fuoco sui reparti. Alle ore 14 l’assoluta impossibilità di reagire, la posizione piatta senza riparo alcuno, la mancanza d’acqua e viveri che aveva prostrato il fisico se non il morale dei paracadutisti,e soprattutto l’assoluta inutilità di fare ancora aumentare il già grave tributo di sangue, consigliavano lo scrivente a ordinare la distruzione di tutte le armi e di passare in riga. Quasi alla stessa ora il II btg, a qualche km di distanza, circondato da carri armati fin dalle prime ore del mattino, ultimate tutte le munizioni già alle ore 10 distruggeva le armi e subiva la stessa sorte. Il II btg comprendeva in tutto 4 ufficiali e 40 paracadutisti. Il comportamento di tutti, ufficiali e paracadutisti, fu sempre ammirevole, ma durante  il ripiegamento esso fu tale da destare ammirazione dallo stesso nemico. Dopo aver marciato nel deserto pressoché ininterrottamente per oltre 70 km, esauriti dalla fame dalla sete e dalla stanchezza, l’unica preoccupazione di ogni paracadutista, era di non perdere l’arma che aveva  in consegna….

Non un drappo bianco è stato alzato, nessun uomo ha alzato le braccia. Piangendo passarono in riga, il nemico evidentemente e palesemente ammirato, verso le 14.30 aveva cessato il fuoco, si era avvicinato e assisteva alla riunione dei due rgt 186^ e 187^ che il maggiore Zanninovich presentava allo scrivente. Solo 32 ufficiali e 272 paracadutisti alcuni dei quali feriti, erano ancora nei ranghi.

Il paracadutista Carlo Murelli (186^ reggimento, 6^ battaglione, 17 compagnia) in una recente intervista ha descritto il suo ricordo del momento in cui ai paracadutisti superstiti è stato tributato l’onore delle armi:

…prima di essere caricati sui camion abbiamo avuto l’onore delle armi… cioè gli ultimi superstiti … una fila di mezzi corazzati … gli inglesi tutti con la mano tremolante sul saluto e noi passavamo in mezzo … chi piangeva chi sacramentava a seconda del carattere … il mio tenente Piccinni che l’avevo davanti perché ero rimasto solo io con lui … aveva ancora il pugnale… l’ha preso e l’ha buttato nella sabbia … un inglese ha visto è andato a raccoglierlo e gliel’ha rimesso nel fodero … e gli ha detto in inglese <questo è l’onore delle armi> … e  il pugnale  gliel’hanno tolto dopo … ma l’onore delle armi è stata una cosa … si è capito che eravamo tutti uguali … tutti soldati comandati a fare quello che avevamo fatto … non c’era diversità fra noi e il nemico … non c’era niente da fare …

Resteranno sul territorio nazionale, quali nucleo della costituenda 2^ Divisione Paracadutisti Nembo (si ritiene che siano i militari fotografati in piazza Plebiscito a Ceglie Messapico poco prima della loro partenza):

  • il comando del 185^ rgt
  • il III btg  del 185^ rgt
  • una compagnia del VIII btg paracadutisti guastatori
  • una compagnia anticarro con cannoni 47/32
  • la compagnia motociclisti

Alcuni dei tanti protagonisti

Il ten. col. Alberto Bechi Luserna, ufficiale di carriera, pluridecorato, è al comando del IV battaglione paracadutisti, il primo reparto che partito da Ceglie Messapica giunge sul fronte di El Alamein. Viene richiamato in patria verso la fine del mese di ottobre del 1942, per assumere l’incarico di capo di stato maggiore della costituenda  2^ divisione paracadutisti Nembo.

L’VIII battaglione della Nembo è il reparto del regio Esercito protagonista dell’ultima battaglia contro gli alleati. Proprio tra il 7 e l’8 settembre 1943, a pian dello Zillastro sull’Aspromonte, ad armistizio già firmato ma ancora non proclamato, l’VIII battaglione (400 paracadutisti) si scontra contro una brigata di canadesi.

L’8 settembre 1943, alla proclamazione dell’armistizio, nel momento di sconvolgente crisi che attraversa le forza armate italiane,  il ten. Col. Bechi Luserna si trova in Sardegna con alcuni reparti della Divisione Nembo; alcuni ufficiali decidono di non accettare l’armistizio e si uniscono a reparti tedeschi in ripiegamento in Corsica. Il ten. col. Bechi Luserna raggiunge gli ammutinati a Macomer per cercare di convincerli a ritornare sui loro passi; ne nasce un acceso confronto che si conclude con l’uccisione del ten.col. Bechi colpito da colpi d’arma da fuoco esplosi dagli ammutinati. Per questi fatti, al ten. col. Alberto Bechi Luserna, è stata tributata la medaglia d’oro al Valore Militare, con la motivazione:

Ufficiale di elevate qualità morali ed intellettuali, più volte decorato al valore, capo di Stato Maggiore di una divisione paracadutisti, all’atto dell’armistizio, fedele al giuramento prestato ed animato solo da inestinguibile fede e da completa dedizione alla Patria, assumeva senza esitazione e contro la insidie e le prepotenze tedesche, il nuovo posto di combattimento. Venuto a conoscenza che uno dei reparti dipendenti, sobillato da alcuni facironosi, si era affiancato ai tedeschi, si recava, con esigua scorta a attraverso un zona insidiata da mezzi blindati nemici, presso il reparto stesso per richiamarlo al dovere. Affrontato con le armi in pugno dai più accesi istigatori del movimento sedizioso, non desisteva dal suo nobile  intento, finchè, colpito, cadeva in mezzo a coloro che egli aveva tentato di ricondurre sulla via del dovere e dell’onore. Coronava così, col cosciente sacrificio della vita, la propria esistenza di valoroso soldato, continuatore di una gloriosa tradizione familiare di erosimo. Sardegna 10 settembre 1943

Il ten. col. Bechi Luserna, grande amico del magg. Paolo Caccia Dominioni del XXXI battaglione guastatori, ideatore e realizzatore del Sacrario Militare Italiano di El Alamein ove riposano le spoglie di 4.634 caduti italiani (di cui 2.187 ignoti), è l’autore di queste parole ivi poste per onorare i ricordo dei suoi paracadutisti:

Il Ten. Col. Giuseppe Izzo, salentino di Presicce (LE) comandante del V battaglione del 186^ reggimento, racconta (Takfir ed.Longanesi, di Paolo Caccia Dominioni e Giuseppe Izzo – 1972) che, una volta giunti nel teatro operativo nord africano… non avevamo né cucine né marmitte per la confezione del rancio, avendole dovute lasciare ad Ostuni in occasione della partenza, assieme a gran parte dell’equipaggiamento, probabilmente per esigenze di trasporto.

Il ten. col. Izzo, ferito in combattimento ad El Alamein il 24 ottobre 1942, rimpatriato e decorato con medaglia d’argento al Valor Militare, insieme ai paracadutisti della Nembo, partecipa alla Guerra di Liberazione prima nel Corpo Italiano di Liberazione (CIL), e  dal 25 settembre 1944 entra a far parte del Gruppo Combattimento Folgore, unità tattica di livello divisionale, costituito, fra gli altri reparti, da un reggimento di paracadutisti della Nembo; gli viene tributata la medaglia d’oro al Valor Militare e la distinguished Service Cross americana, per una azione condotta contro i tedeschi a Case Grizzano in provincia di Bologna il 19 aprile 1945.

Come il ten. col Izzo, altri paracadutisti della Folgore, dopo aver combattuto ad El Alamein, all’indomani dell’8 settembre 1943, continuano a combattere inquadrati prima nella Divisione Nembo e quindi nel Gruppo di Combattimento Folgore,  inseriti nei reparti anglo – americani.

Inquadrato anch’egli nella Nembo, nello scontro  di Filottrano contro di tedeschi (1-9 luglio 1944), muore  in combattimento il paracadutista Cordedda Andrea già dell’11^ compagnia del IV Battaglione, ferito ad El Alamein il 27.10.1942; per i due eventi gli sono tributate due distinte medaglie d’argento al Valor Militare.

Valico del Brennero presidiato dal Gruppo di Combattimento Folgore

Il paracadutista milanese Chieppa Giuseppe (cl. 1915) effettivo anch’egli alla 11^ compagnia del IV battaglione dal 15 febbraio 1942, dal suo foglio notizie per uso matricolare, sinteticamente si rileva che 18 giugno 1942, è giunto  con il suo btg a Ceglie Messapico (posta militare n. 260), il 14 luglio è a Lecce da dove parte in aereo con destinazione Derna e quindi Tobruk; il 20 luglio è in linea sul fronte di El Alamein sul passo del Carro, depressione di El Qattara, dove è interessato ad azioni di guerra sino al 28 ottobre, data in cui rientra a Milano quale beneficiario di una licenza “per meriti di guerra”; il 9 dicembre Giuseppe Chieppa rientra in servizio a Pisa nella divisione Nembo, il 7 giugno 1943, con tutto il suo battaglione è trasferito in Sardegna dove viene promosso caporale. Dal 10 maggio 1944 è impegnato in azione con gli alleati in Abruzzo e Marche; dal settembre 1944 i paracadutisti della Nembo entrano a far parte del Gruppo di Combattimento Folgore  reparto a cui, dal 2 luglio 1945, viene affidato il controllo del confine del Brennero da dove gli ex internati italiani sopravvissuti rientrano dai luoghi di prigionia nazista per tornare finalmente a casa.

L’ormai caporal maggiore Giuseppe Chieppa sarà posto infine  in congedo il 31 ottobre 1945 e potrà rientrare nella sua Milano.

Il monumento a Castro, nel Salento

Il sottotenente Giovanni Starace, anche lui salentino di Castro (LE), benché privo di un braccio perso in seguito ad incidente in un lancio di addestramento, riesce  a seguire la Divisione sul teatro nord africano come comandante dell’autogruppo (VII btg); rimasto ferito in combattimento ad El Alamein, gli viene conferita la medaglia d’oro al Valor Militare. Una volta terminata la guerra,  il sten. Starace si è fatto promotore della realizzazione sul promontorio di Castro Marina nel Salento di un suggestivo monumento, realizzato dal magg. Paolo Caccia Dominioni, dedicato ai paracadutisti della Folgore.

Dall’ultimo lembo del territorio italiano da dove sono partiti, l’effige di un paracadutista, idealmente oltre il mare, guarda i caduti che riposano in Egitto nel Sacrario di El Alamein.

Ceglie Messapica 29 giugno 2024

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