Quasi una pagina oggi, 17 febbraio, sull’edizione pugliese del quotidiano. Si punta il dito sull’oblio, sul disinteresse e sugli abusi commessi intorno alla storica cinta difensiva di Ceglie Messapica. “Le mura ci sono ancora, siamo noi che abbiamo smesso di vederle” l’amaro commento del generale Strada ripreso dal giornale
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Le mura messapiche campeggiano oggi, 17 febbraio, sulla pagina di Cultura dell’edizione pugliese di Repubblica. Il quotidiano ha dedicato quasi un’intera pagina sulla cinta muraria che si fa risalire al quarto secolo avanti Cristo, sottolineando come il perimetro archeologico sia quasi sconosciuto persino ai cegliesi. L’articolo è del giornalista Vincenzo Pellico che a Ceglie ha incontrato il generale in pensione dei carabinieri Domenico Strada, “da anni – scrive l’inviato – in prima linea per la cura del patrimonio archeologico del suo paese”.

Nel titolo si lamenta “l’oblio” caduto sulla cinta difensiva degli antichi abitanti di Ceglie e sulla mancanza di un percorso, di un’indicazione, di un’area capaci di offrire al visitatore e agli stessi cegliesi l’importanza dei luoghi calpestati.
Scrive Pellico nel suo articolo: “Spuntano un po’ all’improvviso, quando la città finisce e la strada si stringe fra muretti e sterpaglie. Le mura di Ceglie Messapica non sono annunciate da pannelli o percorsi di visita: ti ci ritrovi davanti quasi per caso, un filare di blocchi antichi che affiora tra i rovi, con alberi di macchia mediterranea cresciuti dentro la muratura come se quel gigante di pietra fosse soltanto un vecchio ciglio di campagna. Sono mura di oltre duemila anni, ma di loro non sanno quasi più nulla neppure i cegliesi”.
Da via Muri il resoconto si trasferisce sulla cinta muraria esterna, che avrebbe rinchiuso l’antica Kailia difendendola dagli assalti e dalla Roma imperiale. Ora quelle testimonianze vanno protette dall’incuria e dall’interesse delle istituzioni, solo da qualche tempo interrotto da un nuovo interesse svegliato a colpi di articoli, conferenze e segnalazioni. Non ultima quella al Nucleo patrimonio culturale dei carabinieri sceso a Ceglie per una verifica sullo stato dell’arte, accompagnati dalla Sovrintendenza di Lecce e dai tecnici del Comune di Ceglie Messapica. Soluzioni? Per ora un sonnacchioso divieto di accesso ai mezzi pesanti su una strada, asfaltata, che corre sul paretone esterno e che invano alcuni proprietari confinanti del prezioso reperto tentato di segnalare a oltre 25 anni. “Le mura ci sono ancora, siamo noi che abbiamo smesso di vederle” il commento del generale Strada ripreso da Repubblica. Da oggi altri occhi potranno vedere, se vorranno.

