Si intensifica il dibattito in vista del referendum sulla giustizia. Mercoledì 18 febbraio dibattito al Castello ducale di Ceglie Messapica: tra difesa del sistema in vigore e scenari se dovesse passare la riforma decisa dal governo
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Costituito a Ceglie Messapica il Comitato del No in vista del referendum propositivo sulla Giustizia. Il gruppo è formato dall’Anpi di Ceglie, da Libera, Cgil, dal presidio di Ceglie del Comitato “Comitato “Ceglie Messapica contro il genocidio del popolo palestinese”, Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Radici d’Impegno e nasce con l’obiettivo di informare la cittadinanza sui contenuti del referendum.
E proprio per questo motivo il Comitato per il NO di Ceglie Messapica per mercoledì 18 febbraio 2026 alle ore 18:00 presso la sala convegni Castello ducale di Ceglie Messapica ha organizzato un dibattito su “Le ragioni del No”.
Alla discussione interverranno Marianna Leone (Arci Brindisi), Valerio D’Amici (Presidio Libera Puglia), Gabriele Perna (Magistrato ANM Lecce) e Simone Orazio (Magistrato). L’incontro sarà moderato da Pasquale Stoppa, referente del Comitato per il NO. “La cittadinanza tutta è invitata a partecipare – si legge in una nota – per un momento di confronto democratico e consapevole”.
Il referendum costituzionale interviene su diversi articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevede l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per quella requirente (i pubblici ministeri che sostengono l’accusa) al posto di un CSM unico per tutti i magistrati. “Va ricordato infatti che giudici e pubblici ministeri sono sempre magistrati, ma con funzioni diverse, e rappresentano – affermano al Comitato per il No – insieme il potere giudiziario, che deve restare autonomo a garanzia di tutti e tutte. Si vuole introdurre l’estrazione a sorte, anziché l’elezione, dei loro componenti con modalità differenti tra magistrati e membri laici e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari, togliendo quindi il potere disciplinare al CSM”.
Secondo il Comitato per il No “c’è una chiara volontà da parte del potere esecutivo di limitare il ruolo del potere giudiziario; di fatto la legge di riforma, se dovesse vincere il SI, non interviene sulla vita quotidiana dei cittadini, sulla qualità dei processi, non accelera la durata dei processi, non interviene sugli organici della magistratura e dell’amministrazione giudiziaria (cancellieri, assistenti), pertanto è un referendum che modifica profondamente la nostra Costituzione italiana, d’altronde se così non fosse non sarebbe necessario intervenire su ben sette articoli della Costituzione di cui appunto se ne chiede la riforma”.

