La Regione Puglia ha avviato l’iter per il riconoscimento delle cavità carsiche pugliesi come patrimonio archeologico del territorio. Inseriti nell’elenco i siti di undici comuni, ma non compare l’antro di Montevicoli: non c’è (ancora) presenza di tracce umane
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di Damiano Leo
La Regione Puglia ha avviato l’iter per promuovere la candidatura all’Unesco delle Grotte carsiche di età preistorica quale patrimonio archeologico del territorio. La lista delle cavità carsiche pugliesi comprende undici ma nell’elenco non compare il territorio di Ceglie Messapica e soprattutto non v’è traccia delle Grotte di Montevicoli. La delibera regionale della Giunta pugliese e la numero 1970/2025, approvata nei giorni scorsi, dando così via all’iter di candidatura Unesco delle Grotte carsiche di età preistorica.

L’intesa coinvolge undici comuni pugliesi, che ad oggi sono: Apricena, Rignano Garganico (enrambe in provincia di Foggia), Monopoli, Bisceglie, Altamura, Ginosa (nel tarantino), Ostuni e i leccesi Otranto, Nardò, Castro e Parabita. L’atto di delibera impegna istituzioni e territori in un percorso pluriennale finalizzato al riconoscimento del valore universale di alcune tra le più antiche testimonianze della presenza umana in Europa occidentale. Manca, purtroppo, Ceglie Messapica con le sue Grotte di Montevicoli, nelle quali, riferiscono gli esperti, non è stata ancora trovata traccia di presenza umana nel passato.
Il Protocollo, firmato dall’assessora regionale alla Cultura Viviana Matrangola, istituisce un Tavolo di lavoro, guidato dal Museo della Preistoria di Nardò che ha quale responsabile scientifica Filomena Ranaldo, incaricata di redigere il fascicolo di candidatura, in collaborazione con il Ministero della Cultura e le istituzioni scientifiche competenti.
Emiliano e Matrangola ci tengono a sottolineare che questo è un “impegno condiviso per valorizzare la nostra storia millenaria”. E mettono in evidenza come il sistema delle grotte pugliesi costituisce un complesso straordinario di siti archeologici che documentano oltre 800.000 anni di presenza umana continuativa in Europa occidentale.


Una iniziativa, questa, che sicuramente darà felici ritorni al nostro territorio pugliese. Peccato solo che dai comuni firmatari del protocollo sia stato esclusa la città di Ceglie Messapica che ha in dote le suggestive Grotte di Montevicoli, un vero gioiello naturale scoperto negli anni Trenta e aperte al pubblico nei primi anni Sessanta. Situate a circa un chilometro e mezzo dal centro urbano della cittadina, queste grotte carsiche sono caratterizzate da stalattiti, stalagmiti e colonne che formano vere e proprie sculture naturali. Presentano un percorso di visita di circa 150 metri, adatto anche a persone con difficoltà motorie ed hanno una temperatura interna di circa 16 gradi centigradi. Le grotte di Montevicoli sono state riaperte al pubblico nel 2015, dopo lavori di riqualificazione e messa in sicurezza, finanziati dall’Unione Europea.
L’auspicio è che con la presenza di due consiglieri regionali della nostra città si possa portare all’attenzione il patrimonio delle Grotte di Montevicoli, da anni protagoniste di vicende alterne e in questo periodo aperte solo alcune domeniche per alcune visite guidate. La speranza è che si metta sul piatto il valore della cavità carsica per far diventare Ceglie il dodicesimo Comune a firmare l’importante documento d’intesa, finalizzato a far diventare anche queste grotte patrimonio dell’Unesco.

