L’ultima indicazione prima di andare in pensione. Così Maria Grazia Elia ha permesso di recuperare in un polveroso magazzino la vecchia e caratteristica porta a vetro scomparsa dopo i lavori nei locali del convento dei domenicani, in passato sede del Comune di Ceglie Messapica
©
di Domenico Strada
Punto di riferimento degli uffici dell’amministrazione comunale di Ceglie Messapica, dopo 40 anni di servizio, dal 1° settembre, è in pensione Maria Grazia Elia che, oltre alla sua normale attività d’ufficio, è stata una preziosa “consulente” nel districarsi in vecchi registri, schede ed altro, per tutti quelli che hanno avuto necessità di effettuare approfondimenti anagrafici per studi di natura storica.
Maria Grazia Elia ha voluto dare un suo ultimo importante contributo per la tutela della memoria e della identità storica della sua Ceglie, dando delle precise indicazioni per il recupero della porta a vetri con inciso il vecchio stemma araldico del comune di Ceglie che dava accesso, nel vecchio Comune quando era nel convento di San Domenico, agli uffici del sindaco e all’aula consiliare. Di questa originale porta di valore storico ed identitario di cui sembrava si fossero perse le tracce in occasione dei lavori di realizzazione della Scuola Internazionale di cucina mediterranea (sic!), si aveva avuto modo di parlarne recentemente in occasione della presentazione del libro, a cura di Unitre presieduta dal preside Piero Maggiore, sulla monetazione del III secolo avanti Cristo, contesa, come paternità, fra la messapica Ceglie e Ceglie del Campo.

Infatti tutti noi di una certa età ricordavamo che il vecchio stemma araldico di Ceglie Messapica, riportato in bella mostra su questa porta “scomparsa”, riprendeva il motivo di un verso di una di queste monete oggetto di “aspro contenzioso” non ancora risolto: un trofeo d’armi con elmo, scudo tondo e lance, due stelle laterali, un fascio di fulmini, e la scritta Kailinon.
Va fatta la doverosa precisazione per fugare ogni perplessità, che l’autore sconosciuto dello nostro stemma araldico, ha inteso “umanizzare” il trofeo d’armi, rendendolo una specie di guerriero con uno strano copricapo. Ciò ne rende più autentica l’origine nella considerazione che sulla moneta presa a modello questo particolare “specialistico” poteva essere facilmente mal interpretato. Va aggiunto che tale stemma è stato adottatto sicuramente a partire dal 1884 perché compare già sulla carta intestata del comune ed è inoltre scolpito su pietra, sull’ingresso dell’ex carcere mandamentale.
Non sarebbe un grosso dispendio di risorse prelevare questa porta dal deposito polveroso della Casa per gli Anziani per ricollocarla dov’era o anche nell’attuale sede del comune, dandole così il giusto rilievo storico/identitario così come pensato con lungimiranza dagli amministratori cegliesi di quasi 150 anni fa.


Domenico Epicoco ha detto:
9 Settembre 2025 alle 18:20
Il nome dello stemma, quasi certamente di origine Messapica, è riportato in caratteri greci ed è un genitivo plurale di Kailìs/-ìnos , cioè “dei Cegliesi”. Questo stemma presenta però una grossa imprecisione nella grafia: la seconda “A” deve essere necessariamente una “L” che in greco si scrive con la stessa lettera “A” , ma priva della stanghetta orizzontale: sarà stata certamente l’imperizia di chi ha riprodotto lo stemma: tutte le monete e altre fonti antiche riportano correttamente il nome con la “L”. Il genitivo plurale era ricorrente nei testi antichi e specificava a chi apparteneva la moneta, lo stemma o altro. Non pochi testi medievali rendono il termine “ Kailìnōn “con “ dei Celini “, traduzione che è più fedele al termine greco. Il nome attuale del nostro Comune CEGLIE è più fedele, più vicino al termine antico: non condivido invece la “resa” Kailìa, termine ormai generalizzato che si allontana dalla grafia originaria. Ottima invece il digramma “GL “ che rende sempre nei nostri dialetti la “L” intervocalica latina: filius figlio, melius meglio, mulier məgghjérə, ecc.-
Adesso capisco. La scritta contiene un errore. Corretta è: Kailinon.