Assegnati i premi e le menzioni del 41° trofeo di poesia e pittura organizzato nel capoluogo salentino da Antonio Convertino. Quasi 500 i partecipanti nelle due sezioni. Sul podio più alto la pittrice Angela Joanna Grancagnolo con i poeti Giuseppina Romanelli (lirica in lingua) e Pasquale Melpignano (vernacolo)
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Il 41° Trofeo “Città di Lecce”, con le sue due sezioni di Poesia e Pittura, ha chiuso i battenti sabato 30 maggio, alle ore 19, presso il prestigioso Convitto Palmieri di Piazzetta Giosuè Carducci di Lecce.
L’importante Concorso d’arte, uno dei più longevi e seguiti della Puglia, è nato quarant’anni fa grazie alla volontà del cegliese Antonio Convertino, trasferitosi nel capoluogo salentino, dove tutt’ora risiede, per lavoro e per amore. Dal suo impegno nel mondo artistico nacque, in quegli anni, l’Associazione “Il Cenacolo”, in virtù di un suo incontro con il compianto senatore Emilio Pulli, Gruppo d’Impegno Culturale che volle da subito istituire un Concorso dedicato alla Poesia e alla Pittura.


Per quanto riguarda la sezione Pittura, al Concorso hanno partecipato 64 concorrenti provenienti da ogni parte d’Italia, “innalzando il livello artistico-culturale oltre ogni previsione”, come ha affermato il segretario del Premio, il cegliese Antonio Convertino. Il gradino più alto se l’è aggiudicato la pittrice Angela Joanna Grancagnolo, un’artista contemporanea già nota al Città di Lecce per le sue straordinarie capacità tecniche e di avanguardia nel valorizzare volti e corpi in perfetto equilibrio tra luce, ombra e percezione, creando delle vere e proprie “seduzioni visive”.

L’opera vincitrice aveva per titolo: “Omaggio all’A. I., lavoro che, “con ironia, mette in discussione l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale sull’immagine artistica, che viene impropriamente alterata dagli algoritmi del web, dimostrando qui la dimensione spirituale dello pera”, come nella sua motivazione ha scritto la Giuria, composta dagli accademici: Felicia Vitiello, Maril Passabi, Donato Carlà e Antonio Galeoto.
Per la sezione Poesia, invece, la Giuria era composta, oltre che dal segretario Antonio Convertino, dai poeti Annarosa Aresta, Carlo Vincenzo Greco e Raffaele D’Agostino. A loro è toccato il gravoso incarico di valutare le oltre 400 opere ammesse al Concorso, suddivise in diverse categorie: sezione Scuola, adulti, lingua e vernacolo.
Il primo premio per la sezione in lingua è andato alla poetessa Giuseppina Romanelli di Lecce, con la poesia “Dormi soldato”. Il podio più alto per la sezione in vernacolo è andato all’ostunese Pasquale Melpignano che ha presentato la lirica “Li cosǝ di na vondǝ” (Le cose di una volta), lirica in dialetto ostunese che ha particolarmente impressionato la giuria ed il numeroso pubblico presente.
Di notevole interesse sono risultati i cinque poeti cegliesi: Dora Erculeo, Mariella Ligorio, il medico Cosimo Caliandro che hanno ricevuto una Menzione d’Onore per le loro poesie in lingua e Damiano Leo, terzo classificato per la categoria Poesie in vernacolo. A loro, con merito, si è aggiunto Antonio Curri, terzo classificato con la poesia in lingua intitolata “Le strade del tempo”, lirica che ci piace riportare integralmente.
Le strade del tempo
Poesia di Antonio Curri
Percorro tortuose stradine
orme leggere d’infanzia svaniscono piano
tra mura scrostate dal tempo
ma che ancora sussurrano antiche memorie
tra mattoni stanchi e crepe dell’anima.Sotto un sole di primavera incerto
che danza tra nubi dal passo greve
il vento mi porta profumi lontani
pietanze d’un tempo
mani di madri e nonne
che cuocevano amore in silenzio.Ogni passo è un tuffo nell’eterno
mi rivedo bambino correre spensierato
tra pietre lisce consumate dal gioco
legate assieme dalla storia
e dal cuore del mio paese natio.Ad ogni angolo sboccia un ricordo
una voce, un riso, un pianto,
volti che il tempo ha disegnato con rughe
ma che io cerco di rivedere giovane
nella tela fragile della memoria.Il tempo è passato
inesorabile come fiume che scava la roccia
ma nulla può cancellare
quel quadro inciso nella mente
dipinto con i colori dell’anima
e custodito nell’intimità del cuore.Antonio Curri

