19 Aprile 2026

Tornano a casa le monete disperse

Le tre antiche monete messapiche trovate negli Usa e "ritornate" a Ceglie Messapica
Le tre antiche monete messapiche trovate negli Usa e "ritornate" a Ceglie Messapica

L’ingegnere cegliese Gianni Laneve ha trovato e recuperato a Boston e Chicago tre esemplari in bronzo coniati 22 secoli fa dagli antichi abitanti della Messapia. Tutte riportano la località di “KAIΛI”, indicazione contesa anche da Ceglie del Campo. Ma l’attribuzione è ora messa in discussione e il prossimo 18 marzo vi sarà la prima “disfida” tra Ceglie Messapica e quella “peuceta”

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di Gianni Laneve

Ho rintracciato presso alcune case d’asta numismatiche negli Stati Uniti, in particolare a Boston e Chicago, e riportato a Ceglie Messapica tre esemplari di monete in bronzo con le legende KAIΛINΩN / KAIΛI / KAIΛI–NΩN, appartenenti al gruppo di emissioni la cui attribuzione è tuttora discussa tra la Ceglie peuceta e quella messapica.

Si tratta delle seguenti tre monete in bronzo:

  1. Sestante, Bronzo, c. 220-150 a.C. (g 3,04; mm 17). Sul dritto testa di Atena a destra con elmo Corinzio crestato e decorato con grifone; sopra, due globetti (indicanti il valore di due once, un sesto dell’asse romano). Sul rovescio, trofeo con elmo crestato e scudo rotondo decorato con testa di Medusa; clava e ramo di palma, e scritta KAIΛINΩN.
  • Semuncia, Bronzo, circa 220-150 a.C. (g 1,61; mm 11,0). Sul dritto testa di Atena con elmo corinzio – rovescio dioscuri a cavallo e scritta KAIΛI;
  • Uncia, Bronzo, circa 220-150 a.C. (g 2,77, 15mm). Sul dritto testa laureata e barbata di Zeus – rovescio fascio di fulmini e scritta KAIΛI – NΩN.

Per sottolinearne il loro valore storico, va richiamato intanto che queste tre monete sono variamente presenti nel medagliere del complesso museale della Pilotta a Parma e nei cataloghi del British Museum di Londra e del Museo Archeologico di Napoli (clicca qui per leggere l’articolo su Ideanews del 4 luglio 2025 “Il passato scritto sulle monete”).

Le tre monete sono collocate nel periodo temporale del 220-150 a.C. È interessante, pertanto, contestualizzare questo periodo storico.

Nell’estate del 216 a.C., Annibale, il celebre condottiero cartaginese, giunse con il suo esercito a Canne in Puglia, dopo aver inflitto pesanti sconfitte alle legioni romane nelle battaglie del Ticino, del Trebbia e del Trasimeno. Nella battaglia di Canne con un’audace manovra a tenaglia, Annibale riuscì a rinchiudere gran parte delle legioni romane in una trappola mortale: oltre 70.000 soldati romani rimasero accerchiati senza possibilità di difesa, segnando una delle sconfitte più gravi della Roma repubblicana durante la seconda guerra punica. È ipotizzabile che anche truppe dei nostri antenati di Kailia messapica abbiano preso parte alla battaglia di Canne. La tattica a tenaglia di Annibale sarebbe poi diventata un modello studiato nei manuali di arte militare.

Nonostante la vittoria schiacciante, Annibale non tentò un attacco diretto a Roma, presumibilmente per le difficoltà di un lungo assedio alla città e del difficile supporto logistico da parte di Cartagine. Il suo esercito continuò invece a muoversi nel Sud Italia, compresa la Messapia, guerreggiando con le città-stato locali e attendendo possibili ribellioni dei popoli italici contro il dominio romano.

Durante i conflitti con Cartagine, le città messapiche si divisero tra famiglie favorevoli ad Annibale e altre fedeli a Roma. La loro ribellione a Roma facilitò il piano di Annibale per la defezione di Taranto, che avvenne poco dopo. Numerose testimonianze archeologiche e storiche indicano che, tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C., la Puglia e il Salento furono teatro di numerosi scontri e devastazioni legati alle guerre tra Romani e Cartaginesi durante la seconda guerra punica, coinvolgendo anche diverse città messapiche, tra cui l’assedio di Ugento e quello di Muro Tenente. Ritrovamenti testimoniano l’assedio romano finale subito da Ugento nel corso della guerra annibalica alla fine del III secolo e la demolizione ad opera dei romani delle proprie mura. È ipotizzabile che anche Kailia messapica abbia subito attacchi da parte dell’esercito di Annibale, come sembrerebbe suggerire il ritrovamento, nel suo territorio, di ghiande-missile di fromboliere nei ranghi dell’esercito cartaginese.

I Romani ripresero il controllo del territorio messapico nel 209 a.C. Nel 203 a.C. Annibale lasciò l’Italia richiamato in Africa per difendere Cartagine dall’attacco di Scipione l’Africano durante la Seconda guerra punica. Fu sconfitto definitivamente l’anno successivo nella battaglia di Zama, nel 202 a.C.

La fine della Seconda Guerra Punica segnò, nel complesso, l’inizio della rapida romanizzazione della civiltà messapica. La cultura messapica, pur mantenendo caratteri distintivi, iniziò a integrarsi pienamente con quella romana con la definitiva sottomissione e annessione allo stato di Roma.

Le tre monete in esame si inseriscono dunque in questa fase storica caratterizzata da profondi mutamenti geopolitici nella Magna Grecia e nella Messapia, avviata con la conquista romana di Taranto (272 a.C.) e segnata dalla progressiva affermazione dell’egemonia romana e dal declino dell’autonomia di molte città-stato italiche e greche.

È noto che in quel periodo la Roma repubblicana consentì a diverse zecche locali di continuare la propria attività di coniazione. Tra queste vi erano anche alcune delle principali città messapiche della Puglia, tra cui Kailia, che conservarono una certa autonomia economica attraverso la produzione monetaria.

La continua emissione di monete di piccolo taglio in questo periodo evidenzia la persistenza di un’identità commerciale e civica locale e rispondeva alle esigenze degli scambi in relazione e in compatibilità con la monetazione della Roma repubblicana. Il valore delle monete messapiche era infatti adeguato agli scambi con la moneta romana: il sestante, ad esempio, corrispondeva a un sesto dell’asse romano, pari a due once. Anche l’impiego del bronzo per la coniazione indica una monetazione di piccolo taglio destinata prevalentemente ai piccoli scambi quotidiani e adatta alle necessità dei militari messapi arruolati negli eserciti.

Va inoltre considerato che la moneta costituisce da sempre un documento ufficiale, espressione concreta dell’autorità politica che ne promuove la coniazione e che, al tempo stesso, ne garantisce il valore d’acquisto. Il linguaggio iconografico impiegato è peculiare e distintivo di ciascuna comunità. Le ridotte dimensioni del campo monetale richiedono un linguaggio iconografico essenziale e immediato.

Nell’antichità le monete svolgevano anche una funzione propagandistica particolarmente efficace, poiché permettevano di diffondere messaggi di potenza e prestigio militare a un vasto pubblico. Esse celebravano le vittorie di una città-stato o di un sovrano, onoravano la memoria dei caduti e contribuivano a trasmettere tali valori alle generazioni successive.

L’iconografia delle monete messapiche si inserisce nel solco delle tradizioni stilistiche ellenistiche diffuse in Puglia. Analizziamo quindi con attenzione, attraverso il metodo iconografico, la tipologia monetale e la simbologia raffigurata sulla prima moneta: il sestante in bronzo di KAIΛINΩN, databile tra il 220 e il 150 a.C.

Testa di Atena a destra con elmo Corinzio crestato e decorato con grifone: Atena è una delle figure più ricorrenti nella monetazione greca: dea della saggezza, della guerra, delle arti e dei mestieri, nonché protettrice delle città. La sua presenza sulle monete non rappresentava soltanto un richiamo alla ricchezza e agli scambi commerciali, ma costituiva anche un’affermazione della potenza e dell’identità politica del mondo ellenico. L’elmo corinzio, elemento tipico dell’iconografia della dea, era un antico simbolo di forza, autorità e valore guerriero. Questo tipo di elmo veniva abbassato sul volto soltanto nel momento del combattimento, quando era necessaria la massima protezione. La decorazione con grifone, creatura mitologica con corpo di leone, re degli animali terrestri, e testa e ali d’aquila, sovrano dei cieli, simboleggiava vigilanza, forza, coraggio e protezione. Applicato sull’elmo di Atena, il grifone rafforza l’immagine della dea come guerriera divina e invincibile, protettrice strategica dotata di suprema autorità e affiancata da creature mitiche che incarnano potenza e vigilanza.

La Medusa, o Gorgone: Si tratta di un’immagine dal forte valore apotropaico, cioè per allontanare il male e incutere timore ai nemici, e dal significato potente e inquietante. Nella mitologia, così come nella numismatica non solo greco-romana ma anche di epoche successive, lo sguardo di Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque lo incrociasse. Il nome Medusa, dal greco Medousa, significa “colei che domina”. Secondo la tradizione mitologica, in origine Medusa era una donna di straordinaria bellezza, celebre soprattutto per i suoi splendidi capelli. Il dio Poseidone si invaghì di lei e la sedusse nel tempio di Atena. Questo sacrilegio provocò l’ira della dea che, indignata sia per l’offesa arrecata al suo santuario sia per l’audacia di Medusa, la punì trasformandola in un essere mostruoso: i suoi capelli divennero serpenti, lo sguardo si fece terribile e capace di pietrificare chiunque la guardasse, mentre il volto assunse tratti spaventosi, con occhi fiammeggianti, lingua sporgente e zanne minacciose. Per questo motivo la testa della Gorgone divenne nell’antichità un potente simbolo protettivo, spesso utilizzato nelle raffigurazioni artistiche e sulle monete con funzione apotropaica.

Il trofeo d’armi: rappresentato da armatura o da un insieme di armi sottratte al nemico sconfitto, era un motivo iconografico ricorrente nella monetazione greca. Esso simboleggiava la vittoria in guerra e contribuiva a glorificare la città-stato e i suoi eroi. La raffigurazione di trofei militari poteva rafforzare l’identità civica e il legame della comunità con la propria forza militare. Le monete che presentavano tali simboli assumevano quindi anche una chiara funzione propagandistica, celebrando la potenza bellica della città e la prosperità derivante dai successi militari.

La Clava, attributo tipico di Eracle (Ercole), eroe per eccellenza della tradizione greca, è un simbolo di forza virile e di coraggio. Nella monetazione greca Eracle è frequentemente raffigurato con il capo coperto dalla spoglia leonina, in riferimento alla sua prima e celebre impresa: l’uccisione del leone di Nemea, animale dalla pelle invulnerabile, che l’eroe riuscì a sopraffare soffocandolo con la sola forza delle sue possenti braccia. Dopo averlo ucciso, Eracle ne scuoiò il corpo, utilizzando la pelle come mantello e la testa come copricapo. In un’altra moneta di Kailia, il diobolo in argento databile tra il 325 e il 275 a.C., è raffigurato proprio Eracle nell’atto di strangolare il leone.

La Palma, nella monetazione greca era un simbolo di vittoria, giustizia e saggezza, associato in particolare alla dea Atena.La palma simboleggiava la vittoria, specialmente nelle città e nelle polis che celebravano successi militari. La palma era un attributo di Atena, la dea greca della saggezza, e veniva spesso raffigurata con la dea. Tale significato è ricordato anche nella tradizione biblica, nel Salmo 92,13, «Il giusto fiorisce come la palma».

La simbologia raffigurata sul sestante di KAIΛINΩN potrebbe dunque ricondurre alla città di Kailia, importante centro militare messapico. In particolare, la presenza del trofeo d’armi potrebbe alludere alla celebre battaglia combattuta nel 473 a.C. tra i Messapi e Taranto. Questo scontro, conclusosi con la vittoria dei Messapi, ebbe una grande risonanza nel mondo antico. Erodoto e le fonti storiche greche ricordano infatti che i Messapi inflissero una durissima sconfitta alle forze congiunte di Tarantini e Reggini, impiegando con grande efficacia la propria cavalleria. Secondo alcune ipotesi, lo scontro potrebbe essersi svolto proprio nei pressi delle mura di Kailia messapica.

Tirando le fila del discorso, possiamo quindi affermare, o quanto meno ipotizzare, che la simbologia del sestante di KAIΛINΩN rimandi alla fierezza, alla storica potenza militare e alle vittorie della Kailia messapica. Essa si colloca in un periodo di profondi mutamenti geopolitici tra la fine del III e II secolo a.C., durante il quale le antiche città messapiche lottavano per la propria sopravvivenza e cercavano di affermare la loro identità civica, storica e militare di fronte al crescente dominio romano in Puglia e in Messapia.

Un dibattito sulla paternità di queste monete avrà luogo il 18 marzo prossimo a Bari, presso il Castello di Ceglie del Campo, con protagonisti il preside Piero Maggiore e il dott. Giuseppe Laricchia, sostenitori rispettivamente delle tesi messapiche e peucete.

Per quanto ci riguarda, da semplici appassionati della storia della nostra antica Kailia messapica, le ipotesi finora avanzate richiedono ulteriori approfondimenti e conferme. Le tesi a supporto della ipotesi di coniazione da parte della zecca di Kailia Messapica sono ampiamente documentate nel libro “Ceglie Messapica e le sue monete” (Pietro Maggiore, Domenico Strada, Antonio Curri, Jacopo Urso). Auspicabile sarebbe pertanto promuovere campagne di scavo nel territorio di Ceglie Messapica e condurre studi mirati sulla monetazione messapica ed in particolare della zecca di Kailia messapica, coinvolgendo esperti, studiosi e università locali, come già avvenuto negli antichi centri messapi di Muro Tenente, Muro Leccese, Ugento, Castro, Oria ed altri. Questi interventi potrebbero offrire nuovi dati concreti per chiarire origini, circolazione e significato storico delle monete messapiche.

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