Sui temi e il dibattito affrontati dal Consiglio comunale lo scorso 4 novembre interviene con una riflessione Francesco Moro, giovane storico di Ceglie Messapica, candidato alle scorse elezioni amministrative con la lista “Radici d’Impegno”. Lo spazio “Interventi” è aperto a quanti intendano contribuire con argomenti di interesse pubblico della città
A Ceglie Messapica il tempo (non) passa mai: tra illusioni, regali mancati e aule chiuse al dialogo
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di Francesco Moro
Il più antico articolo che conservo sulla cronaca di un Consiglio Comunale di Ceglie Messapica risale al 1867. Più di un secolo e mezzo di storia amministrativa passa da quell’assise, e oggi, senza alcuna pretesa di sostituirmi ai giornalisti presenti in aula per il resoconto dei fatti, sento il dovere di condividere alcune riflessioni su quanto accaduto nell’ultima seduta, arrivata dopo settimane di sordo silenzio sui temi più cruciali della città.
Il primo dato che emerge con chiarezza è una singolare visione della programmazione pubblica: la maggioranza di centrodestra sembra rimasta in attesa di Babbo Natale per ottenere i finanziamenti necessari a sistemare le nostre scuole. Peccato che la stessa compagine politica – quella che in passato si è persino vista revocare fondi regionali destinati agli edifici scolastici – non si sia accorta che Babbo Natale è già passato. E che, molto probabilmente, non tornerà.
Come ha giustamente ricordato in aula la consigliera Isabella Vitale, quel “Babbo Natale” si chiamava PNRR. Nonostante l’Ente abbia persino pagato tecnici esterni per rinforzare gli uffici e intercettare quelle risorse, non risulta che Ceglie abbia ottenuto fondi per costruire nuovi plessi scolastici. E dove i fondi sono arrivati – come nel caso dell’asilo nido comunale – l’opera non è stata completata nei tempi previsti. A proposito di trasparenza sul tema scuole, resta ora da capire quando verrà finalmente resa pubblica la relazione sullo stato del plesso “De Amicis”, documento sicuramente atteso da gran parte della cittadinanza, che sicuramente non si può accontentare dei trafiletti letti qua e là dall’Assessore Epifani e dei fogli da lui esibiti.
Le perplessità sul PNRR non si fermano alle scuole, ma toccano direttamente l’emblema della città: il Castello. Dopo aver riascoltato con attenzione il dibattito, non è ancora chiaro se i lavori siano ufficialmente terminati o meno. Esiste un certificato di fine lavori datato 26 giugno 2026, seguito dalle solite spiegazioni su proroghe per “interventi estetici di lieve entità” che dovrebbero concludersi prima delle feste. Se la data del 26 giugno doveva segnare lo stop a qualsiasi intervento strutturale, viene da chiedersi ad esempio cosa fossero i cantieri sui tetti o sulla torre proseguiti per l’intera estate. In apparenza da osservatore esterno sembra che i ritmi del cantiere dopo quella data non siano mai cambiati. La sensazione è che Babbo Natale ci porterà sì un castello aperto, ma irrimediabilmente vuoto. E sorge spontanea una domanda sulla gestione: chi custodirà e sorveglierà questa enorme struttura? L’unica dipendente comunale che oggi gestisce anche l’apertura della Biblioteca?
Non meno discutibile appare il futuro del MAAC. Ci è stato spiegato che il museo diventerà un luogo destinato alla formazione e ai laboratori: uno spazio espositivo ridotto a laboratorio per la stesura dei curriculum, con buona pace del rispetto e della tutela per i beni culturali in esso custoditi.
Ma la mancanza di rispetto per il patrimonio culturale sembra andare di pari passo con la mancanza di rispetto per il confronto democratico. Alle precise domande della consigliera Scarafilo sullo stato della Pinacoteca Notte e sulla collocazione di alcuni quadri scomparsi dai radar, il Sindaco ha preferito non rispondere nel merito. Al contrario, ha divagato sul modello di rapporti che dovrebbero intercorrere tra maggioranza e opposizione, vantandosi di essere la “prima amministrazione nella storia ad essere arrivata a questo livello” (quale livello?) e scandendo toni che lasciano ben poco spazio al dialogo istituzionale.
Lo stesso copione si è ripetuto quando si è tornati a parlare di scuola. Invece di approfondire i problemi, il Sindaco ha prima ripreso il proprio assessore – accusato di non essersi ben difeso dalle critiche di chi in passato ha ricoperto lo stesso ruolo – per poi rivolgersi direttamente alle consigliere di minoranza. Forte del peso di una “grande maggioranza“, il primo cittadino ha tagliato corto con frasi che pesano come macigni: “Adesso basta, non possiamo ragionare con loro”, arrivando a dire che le opposizioni “non esistono”.
Eppure, a Ceglie Messapica un’opposizione c’è. Esiste in aula ed esiste nella comunità. C’è chi la pensa diversamente da questa “grande maggioranza” e continua a seguire con attenzione ciò che accade all’interno del Palazzo di Città. Lo fa nonostante le croniche difficoltà di ascolto, sia dentro l’aula che in streaming: un paradosso grottesco per un Comune che ha appena speso 55.000 euro per i nuovi impianti audio, ritrovandosi con casse malfunzionanti e persino rimosse nella parte superiore della sala.
La democrazia non si misura sui numeri di una maggioranza né sulla capacità di zittire le minoranze, ma sulla trasparenza, sul rispetto dei beni pubblici e sulla capacità di rendere conto ai cittadini. E di questo, a Ceglie, si continuerà a parlare. Con o senza il permesso di chi pensa che l’opposizione non esista.
Francesco Moro

