11 Luglio 2026

Indignazione per i migranti bruciati vivi

Le immagini della videosorveglianza riprendono i due "caporali" mentre dann fuoco all'auto dei migranti
Le immagini di videosorveglianza riprendono i due "caporali" mentre danno fuoco all'auto dei migranti

Quattro lavoratori agricoli giunti dal Pakistan bruciati vivi da due “caporali” loro connazionali perché avrebbero “preteso” il salario. Dalla Calabria all’intero Paese lo sdegno per l’atroce violenza. L’allarme e il richiamo di chi combatte il fenomeno fin dagli anni ’70. Angelo Leo: “Collaborare con la magistratura per ripristinare la legalità: sono forme di neoschiavismo criminale”

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Ha provocato indignazione in tutt’Italia il dramma di quattro lavoratori agricoli giunti dal Pakistan e bruciati vivi in un’auto, vittime di un’azione – a quanto sembra deliberata – da parte di loro due “caporali” connazionali. Un’atroce vicenda avvenuta ad Amendolara, nel nord cosentino.

Immediata la reazione e la condanna di Angelo Leo, tesponsabile Dipartimento lavoro di PRC Puglia, sindacalista di Ceglie Messapica, e autore di libri di denuncia del fenomeno di sfruttamento del lavoro nei campi, piaga ancora molto diffusa in diverse aree del Mezzogiorno. “Quattro braccianti pakistani che chiedevano il rispetto dei contratti di lavoro agricoli nella provincia calabrese, vengono bruciati vivi nel furgone dai due caporali pakistani al servizio degli agrari locali” afferma Leo. “Il disprezzo nei confronti dei lavoratori assume forme di neoschiavismo criminale. La lotta alla criminalità mafiosa – sottolinea – deve iniziare seriamente dai luoghi di lavoro in generale ed in particolare nel comparto agricolo specie se il settore coinvolge il lavoratori stranieri. Se non ci opponiamo con grandi movimenti di massa in appoggio alla magistratura per ripristinare la legalità nel Paese, saremo ridotti – conclude Angelo Leo – alla stregua dei paesi sudamericani in mano ai narcos. Tutto questo è successo il 2 giugno anniversario della nostra Repubblica nata dalla lotta Partigiana”.

Sul fronte delle indagini sono due le persone fermate per la morte dei quattro migranti ritrovati carbonizzati in un minivan parcheggiato in un distributore di carburante lungo la Statale 106 ad Amendolara, in Calabria. Si tratta di due cittadini pachistani: sono accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. I filmati della videosorveglianza li mostrerebbero mentre bloccano le portiere dall’esterno e scappano dopo la prima fiammata. Ad accusarli anche un cittadino afghano che era a bordo ed è riuscito a uscire dal cofano.

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