Riproponiamo integralmente il libro “Ceglie Messapica. Accenni sulla sua antichità” di Rocco Antelmy. Scritto nel 1914 e stampato nel 1988, offre pagine di straordinaria “modernità”
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di Domenico Strada

Mi è ricapitato fra le mani il manoscritto “riesumato grazie alla squisita sensibilità della famiglia Padolecchia” dal titolo “Ceglie Messapica. Accenni sulla sua antichità”, redatto nel luglio 1914 dall’avvocato Rocco Antelmy (1834 – 1917), e pubblicato, solo nel 1988, grazie alla lungimiranza culturale del dottor Enrico Turrisi, responsabile del Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali n. 21 dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura della Regione Puglia. Si tratta di “uno dei rari manoscritti che tratti più o meno organicamente della storia e delle origini della Città di Ceglie Messapica”, con la doverosa premessa che “qualche volta la fantasia e la pura invenzione intervengono in maniera non lieve…”.
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Al di là delle ricostruzioni storiche imbevute di mitologia ed epopee omeriche, la lettura consente di apprezzare il modo di pensare di un intellettuale cegliese che, alla vigilia dello scoppio del 1° conflitto mondiale, sembra anche anticipare dei temi ancora attuali (cfr capitolo Ceglie Moderna).

La presentazione della pubblicazione offre uno spunto in tal senso: “La ricerca appassionata e romantica della propria identità e della propria origine, del come eravamo, in questi ultimi anni si è fatta a dir poco spasmodica per quel bisogno ancestrale di tornare quasi al grembo materno. Questo continuo ed incessante scavare nella ricerca del tempo perduto deve essere occasione e stimolo per cercare di trovare le risposte più convincenti per l’impegno del tempo presente”.
Rocco Antelmy, appartenente ad una delle famiglie più facoltose di Ceglie, si laurea in legge a Napoli nel 1859; tornato a casa si dedica alla gestione del patrimonio familiare e ai suoi studi preferiti (classici, storia e archeologia), curando la diretta raccolta di alcuni reperti provenienti dalle numerose tombe scoperte in quel periodo, a suo dire, sia di origine messapica che romana, posti in una sua collezione privata ma, purtroppo, andati dispersi dopo la sua morte.
Antelmy con questa sua appassionata ricerca, intende rendere un filiale omaggio alla sua terra natia:”E tu, diletta Ceglie, non isdegnerai certamente questo tema e povero lavoro, che io ho fatto unicamente per amor tuo, per amore di te, dove sorrisi infante, dove serbo i più dolci ricordi, dove provai le più ridenti illusioni, dove nutrii le più belle speranze, dove gustaii le gioie più pure, dove soffrii i dolori più acerbi, dove riposano le ceneri dei miei avi”.

Un elemento del manoscritto che mi ha suscitato particolare interesse, è quello che Rocco Antelmy è l’autore del vecchio (e insuperabile) stemma araldico della Città; così egli scrive: ” Si adornò la grande aula municipale con affreschi e pitture e nel centro della volta vi si pose uno stemma di Ceglie, che io, a richiesta del Sindaco (Giuseppe Elia, ndr) ricavai da un’antica moneta greca di Ceglie, della quale moneta si vede una Pallade Armata, con motto in giro – celino”(Kailinon, ndr).
Buona lettura.
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Note e ringraziamenti.
Il libro, grazie alla famiglia Padolecchia, è stato pubblicato nel 1988 a cura di Enrico Turrisi, responsabile del Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali n. 21 dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura della Regione Puglia. Nel volume sono contenute fotografie di Battista Spalluti e documenti che fanno parte dell’Archivio dello storico di Ceglie Messapica Michele Ciracì.

