11 Marzo 2026

La “parete verde” che fa arrossire

La "parete verde" progettata per il restyling del Maac di Ceglie Messapica
La "parete verde" progettata per il restyling del Maac di Ceglie Messapica

Restyling per il Maac di Ceglie Messapica: approvato il progetto di fattibilità ed eventuale riqualificazione per la conservazione e godimento dei beni archeologici. Ma suscita pure curiosità il ricorso meneghino-babilonese per i giardini pensili sull’edificio del museo

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di Domenico Strada

Il “bosco verticale” di Milano e i giardini pensili di Babilonia

A breve nelle riviste specializzate di architettura sarà oggetto di dibattito il  confronto dei giardini pensili di Babilonia e del bosco verticale di Milano, con la “parete verde verticale” del museo di Ceglie Messapica. Siamo nel solco ultradecennale della corrente di pensiero d’avanguardia che vede i nostri amministratori cimentarsi in visioni di architettura creativa  sempre più ardite; si richiamano ancora una volta gli ultimi esempi: la destinazione del convento settecentesco domenicano a Scuola Internazionale di Cucina, con contestuale esposizione artistica sui tetti dei tubi metallici di aspirazione delle cucine master-chef e la realizzazione di un asilo nido con tamponature e riadattamento di uffici all’interno del municipio.

Infatti recentemente con delibera di giunta n. 18 del 29 gennaio 2026 è stato approvato il progetto di fattibilità tecnico-economico (Pfte) per l’importo di 1.341.535,00 euro, per l’intervento di riqualificazione ed innovazione strutturale del Maac – Museo Archeologico e Arte Contemporanea.

I tubi di aerazione della Med School

Nel comunicato stampa dell’amministrazione comunale diffuso lo scorso 12 febbraio si legge, fra l’altro, che è prevista la “valorizzazione dell’area esterna multifunzionale attraverso l’installazione di una parete verde verticale per rafforzare l’identità architettonica del museo…” (sic!), ed inoltre la “valorizzazione delle aree esterne, con la creazione di un’area espositiva all’aperto dedicata ai reperti provenienti da scavi archeologici, in continuità’ con il percorso museale interno” (sic!).

Si fa fatica immaginare quali “reperti” archeologici possano essere esposti all’aperto, salvo, e sarebbe una sorpresa, che nel cosiddetto. deposito sottostante il Maac, sia custodito materiale archeologico così importante come volume da non poter essere posizionato al coperto al riparo dall’aggressione degli elementi atmosferici.

Anche per il citato “deposito”, con delibera di giunta n. 249 del 29 dicembre 2025, è stato approvato un progetto per “l’adeguamento dei locali” …”con l’obiettivo di poter rinnovare l’autorizzazione presso il Ministero”… per “il deposito di reperti di proprietà statale”.

Parrebbe quindi che in questo deposito siano custoditi reperti rinvenuti nel passato nel territorio cegliese, di cui si sconosce una descrizione seppur sommaria; si sussurra della presenza dei resti umani rinvenuti nelle tombe messapiche  frettolosamente ormai ritombate!

Nelle more che questi progetti compiano i loro iter procedimentali, si propone agli amministratori attuali e aspiranti, di far visita,  senza andare troppo lontano, ai musei archeologici di Mesagne, Ostuni, Francavilla Fontana e Villa Castelli, per trarre spunti più concreti per una più adeguata location del nostro museo, lasciando perdere “la parete verde verticale’.

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