7 Settembre 2026

Sant’Agostino e il ribelle di “Celia”

Il paginone del 31 agosto sul Corriere della Sera su Sant'Agostino e il suo discepolo Giuliano
Il paginone del 31 agosto sul Corriere della Sera su Sant'Agostino e il suo discepolo (cegliese?) Giuliano

Il 31 agosto scorso il Corriere della Sera ha dedicato due pagine a Sant’Agostino e al libro di Catherine Conybeare in cui viene descritto un aspetto poco conosciuto dell’identità del filosofo. L’autore Paolo Mieli ricostruisce il pensiero e l’attività del padre e dottore della Chiesa, nato il 13 novembre 354 a Tagaste (l’attuale Souk Ahras, in Algeria). Ma ripercorre soprattutto, secondo il volume della biografa inglese, una delle massime esperte del “mondo” di Sant’Agostino, le insicurezze giovanili, il legame con il discepolo Giuliano e la successiva rottura con l’”erede”. Ma chi era il vescovo Giuliano? Alcune teorie lo darebbero originario di Ceglie Messapica, altre di Ceglie del Campo o ancora nato in Irpinia. Abbiamo chiesto all’arcivescovo Gianfranco Gallone, Nunzio apostolico in Uruguay e attento studioso, un parere sulla disputa che appare ancora insoluta

©

di Mons. Gianfranco Gallone *

Il vescovo Giuliano di Eclano era cegliese o no?

Monsignor Gianfranco Gallone

Nell’inviarmi un articolo pubblicato sul Corsera del 31 agosto scorso: Paolo Mieli, L’Africa di Agostino arma dei suoi nemici [una recensione al lavoro di Catherine Conybeare: Agostino l’Africano, ed. Vaticana, 2026], l’amico Gen. Domenico Strada mi ha chiesto: “….tra l’altro, si parla dei rapporti intercorsi fra Sant’Agostino e Giuliano vescovo di Eclano … ma questo Giuliano è cegliese o no? … sarebbe bello avere un tuo articolo sul tema da pubblicare su Ideanews”.

Spero di contentarlo, anche se l’argomento non si può esaurire in due o tre righe.

Secondo una tradizione erudita moderna parrebbe che Giuliano d’Eclano sia nato nell’antica Celia di Terra d’Otranto, identificata con l’odierna Ceglie Messapica. L’identificazione, pur non essendo comprovata da una testimonianza antica esplicita, e pur dovendo fare i conti sia con la distinzione onomastica fra la Celia Peucezia (femminile) e Cilium/Cilii (la forma storicamente propria di Ceglie Messapica) sembrerebbe fornita da una supposta citazione di Cesare Baronio (1538-1607) che proverebbe che Giuliano, l’avversario di Sant’Agostino nella crisi pelagiana, sia nato a «Celia di Lecce». La citazione si troverebbe alla p. 235 di uno studio risalente alla seconda metà dell’800 e pubblicato nel 1999. [F. Casotti – S. Castromediano – L. De Simone – L. Maggiulli, Dizionario Biografico degli Uomini Illustri di Terra d’Otranto, Manduria, 1999].

Sappiamo con certezza che lo stesso Sant’Agostino nel Contra Iulianum opus imperfectum (VI, 18) scrisse: «non perché l’Apulia ti ha generato, ritieni per questo di dover vincere i Puni per stirpe, mentre non puoi vincerli per animo» e niente più.

La domanda, pertanto, non è semplicemente: «Giuliano nacque a Ceglie?», ma piuttosto: che cosa significava “Apulia” per Agostino nel V secolo e quale rapporto aveva questo termine con le due antiche Celiae?

La Regio II indicata dall’imperatore Augusto con la denominazione dei territori “Apulia et Calabria” (secondo il riordino amministrativo delle regioni italiane disposto tra il 9 e il 12 d.C.)

Quando Agostino scrive Apulia, non sta certamente pensando alla moderna regione amministrativa denominata Puglia.

La Regio II, nella divisione augustea dell’Italia, era denominata Apulia et Calabria. Comprendeva un territorio molto più ampio dell’odierna Puglia e comprendeva anche parti delle attuali Basilicata, Campania e Molise. Al suo interno erano distinti gli Apuli e i Calabri; questi ultimi occupavano sostanzialmente la parte meridionale della penisola messapica, cioè il territorio che oggi chiamiamo Salento. La distinzione è documentata anche nella tarda antichità: la provincia romana di Apulia et Calabria continuò a costituire una realtà amministrativa ben riconoscibile nei secoli IV-VII; ed è proprio questa distinzione che rende interessante la questione delle due Ceglie.

L’antica geografia dell’Italia meridionale conosceva infatti due località riconducibili al nome Caelia/Celia: una era situata nell’area dell’attuale Ceglie del Campo, presso Bari, e apparteneva all’area propriamente apula; l’altra era situata nel territorio dell’antica Messapia, nell’odierna Ceglie Messapica, e apparteneva invece alla parte meridionale della Regio II, quella tradizionalmente connessa ai Calabri.

La distinzione è essenziale perché permette di comprendere come un medesimo nome, Celia/Caelia/Caelium, potesse essere riferito a due località diverse.

Giuliano nacque probabilmente intorno al 380-386. Era figlio di Memore o Memorio, un vescovo dell’Italia meridionale, e di una donna nobile chiamata Giuliana. La famiglia era conosciuta nell’ambiente ecclesiastico dell’Italia meridionale e intratteneva rapporti personali con Sant’Agostino e con San Paolino di Nola.

La sua formazione fu dunque quella di un uomo appartenente a un ambiente cristiano colto e socialmente elevato. Intorno al 404 Giuliano divenne lettore nella chiesa presieduta dal padre; successivamente fu ordinato diacono e, intorno al 417, consacrato vescovo. La sua sede episcopale fu Eclano, l’antica Aeclanum dell’Irpinia.

A questo punto è necessario affrontare un’obiezione che a prima vista potrebbe apparire risolutiva: se Giuliano fosse nato a Ceglie, come sarebbe possibile che suo padre Memore fosse vescovo di Eclano?

La domanda, tuttavia, parte da una premessa che non è dimostrata. Non abbiamo infatti una testimonianza antica sufficientemente sicura che faccia di Memore il vescovo di Eclano, poiché le fonti lo presentano come vescovo e padre di Giuliano e niente più.

Allora, da dove nasce la tradizione cegliese? Qui si trova il punto che merita maggiore attenzione. La tradizione che collega Giuliano a Ceglie non nasce semplicemente da una moderna invenzione locale.

Il nome di Cesare Baronio assume in questa vicenda un’importanza particolare, perché la tradizione cegliese riconduce a lui l’indicazione di una “Celia di Lecce” come luogo d’origine di Giuliano. Non basta, tuttavia, citare Baronio come «prova»: occorre verificare che cosa scriva esattamente, quale fonte citi, se tale fonte sia antica o medievale, se Baronio interpreti personalmente il toponimo, e quale significato attribuisca alla denominazione «Celia di Lecce».

Una prima verifica sui luoghi in cui Baronio tratta effettivamente di Giuliano conduce a due passi precisi degli Annales Ecclesiastici (ed. curata dal THEINER): il primo si trova all’anno 418, § 50 e seguenti, dove Baronio dedica ampio spazio a Giuliano; il secondo passo si trova all’anno 430, § 6, dove Baronio qualifica Giuliano non come «cegliese», ma come «Attellanense». Però, in nessuno dei due luoghi, che ho consultato, compare l’indicazione: «Giuliano nato in Celia di Lecce».

Negli Annales Ecclesiastici non è stato infatti possibile rintracciare tale affermazione. Fino all’individuazione del preciso passo baroniano, l’origine cegliese di Giuliano non può pertanto essere fondata sull’autorità dello stesso Baronio.

Lo stesso principio di cautela vale, a maggior ragione, per i Bollandisti. Se essi si limitano a ripetere Baronio senza addurre una fonte indipendente, la loro testimonianza conferma la tradizione erudita, ma non costituisce una nuova prova antica.

Che dire?

Allo stato attuale della documentazione esaminata manca una testimonianza antica esplicita e inequivocabile che pronunci la formula: «Iulianus natus est in Caelia/Caelio quae hodie Ceglie Messapica».

Ma sarebbe altrettanto metodologicamente scorretto trasformare questa assenza in una negazione: «Giuliano non nacque a Ceglie Messapica»

Questo, infatti, le fonti non lo dimostrano.

* Monsignor Gianfranco Gallone, Nunzio Apostolico in Uruguay

       © 2026 – Tutti i diritti riservati

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *