Dopo l’ultimo casuale ritrovamento archeologico, un cittadino di Ceglie Messapica si è detto pronto a regalare ad organismi pubblici una striscia di alcune centinaia di metri parallela alle mura messapiche che incrociano la strada per Ostuni. Un’iniziativa per valorizzare il patrimonio storico della città e affermare l’attenzione sulle risorse nascoste
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di Domenico Strada
Anche a Ceglie Messapica i miracoli possono avvenire; tranquilli, l’evento che sto per raccontare non ha natura ultraterrena ma è pur sempre prodigioso (sul piano civile e culturale). La premessa è che recentemente, con diverse iniziative a carattere spontaneo, è stato posto alla cittadinanza il tema della tutela e valorizzazione, tra l’altro, dell’importante patrimonio archeologico locale.


Orbene, mentre i pubblici amministratori, come peraltro da consolidata tradizione, non hanno neppure accennato ad un pur minimo reale interesse per la questione, ieri mattina, il cittadino, stimatissimo professionista Salvatore Cavallo, con non comune senso civico e vera partecipazione culturale, ha manifestato ad un gruppo di amici, la sua piena disponibilità a donare alla propria città, una fascia ampia 6 metri adiacente, per tutta la sua lunghezza, al cosiddettoparetone (ovvero le mura messapiche) che delimita la sua proprietà (lato interno) per qualche centinaia di metri, proprio a partire dal punto sulla strada provinciale per Ostuni ove è avvenuto l’ultimo fortuito rinvenimento di blocchi di calcare (clicca qui per leggere i dettagli), in direzione del Convento di San Giuseppe.

Superata la naturale sorpresa di quanti lo ascoltavano, Cavallo ha tenuto a ribadire la validità del suo intendimento dando anche l’assenso a condividerlo con i cittadini.
L’inaspettata evenienza, quando formalizzata, consentirebbe alla Sovrintendenza di Lecce e al Dipartimento Beni Culturali di Unisalento, con l’indispensabile concorso dell’amministrazione locale (quella in futuro si spera animata da ulteriori obiettivi e priorità), la predisposizione di un progetto finalizzato alla salvaguardia, studio archeologico e valorizzazione dell’eccezionale tratto del sistema difensivo messapico risalente al III-IV sec avanti Cristo, peraltro sottoposto a vincolo da parte del Ministero della Cultura con decreti del 1990, ma di fatto in stato di completo abbandono e destinato ad irreversibile degrado, come già segnalato formalmente da privati cittadini, già da alcuni mesi, alla Sovrintendenza, ai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e alla locale amministrazione comunale.
La speranza è l’ultima a morire, ma forse anche a Ceglie, nonostante tutto, un altro mondo è ancora possibile.

