Paese sporco, piazza Plebiscito trasformata in “suk”, campagna come una grande discarica, con cassonetti insufficienti, vecchi e malridotti. Colpa degli “sporcaccioni”, degli incivili che non si curano dell’ambiente e delle persone. Ma c’è soprattutto un problema strutturale che i vertici istituzionali del luogo non affrontano o non sanno farlo. Tanto che il problema non è solo chi “lascia” l’immondizia, ma anche come si raccoglie. La questione sfonda sui social e arriva ai mass media, tra il disagio e la rabbia di chi vuol tutelare la buona immagine della Valle d’Itria. Con i paradossi del Meloni-park e del bidone inquinante da oltre un mese ignorato dagli stessi operatori (che non hanno colpe)
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Strade sporche, talmente luride che nei giorni più caldi conservano le impronte del passaggio. Campagna disseminata di rifiuti, ormai trasformata in una grande pattumiera a cielo aperto. Erbacce in ogni angolo, un verde “spontaneo” che va dai marciapiedi alle aree di gioco, verdi solo di vergogna.
La questione dei rifiuti a Ceglie Messapica è un caso che tocca la qualità della vita dei residenti e il buon nome della mercificata capitale del turismo, dell’arte, della gastronomia e della convivialità (anche se diversi operatori privati riescono a tenere alta la qualità). Certo, c’è tanta, tantissima gente che affolla il paese e le eleganti residenze rurali, tutto sommato da queste parti si è riusciti a destagionalizzare perché al turista che arriva dall’estero non importa nulla degli ombrelloni: per molti di loro il mare è solo una cartolina da fotografare al tramonto.
Peccato che da fotografare c’è anche il confine di una Valle d’Itria trasformata in discarica, una situazione che sta facendo storcere il naso anche agli operatori dei paesi vicini, da Martina Franca a Cisternino e Locorotondo (dove c’è una cura maggiore e più sensibile) perché anche Ceglie rappresenta il brand “Valle d’Itria” e nei commenti critici prende sempre più spazio il disastro messapico, esempio negativo di cattiva gestione ambientale.
Sui social le immagini di trulli, ulivi e muretti a secco hanno lasciato il posto ai cassonetti stracolmi di rifiuti, tra il risentimento di chi sta a guardare (“così distruggete il buon nome del paese”) e la protesta di chi pungola un drastico intervento.
L’emergenza fa notizia. Anche i cassonetti fanno ormai parte dei rifiuti
Il “caso Ceglie” sta interessando anche i mass media. Ieri le immagini andate in onda su Antenna Sud (clicca qui per vedere il servizio di Michele Iurlaro) hanno messo in luce il paradosso di quanto pure evidenziato da Ideanews.it qualche giorno fa (clicca qui per l’articolo): il doppio scenario intorno contrada Montevecchio, vicino a masseria Beneficio, al tempo delle vacanze di Giorgia Meloni (strade pulite, aree di raccolta linde e ordinate) e quello di oggi, dove non si sa neppure se lo stesso cassonetto è un rifiuto ingombrante abbandonato o un contenitore malconcio tenuto da spago e incastri angolari.


I cassonetti vicino “Beneficio” al tempo delle vacanze di Giorgia Melone e, a destra, com’è oggi

Purtroppo è così dappertutto, nel centro abitato e nelle contrade: uno sfondo denunciato ma lasciato lì provocatoriamente senza alcuna spiegazione da parte dell’amministrazione comunale che alcune settimante fa aveva annunciato (già in piena estate) l’installazione di fototrappole che però dovevano ancora superare alcuni ostacoli burocratici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Colpa degli irresponsabili. Ma anche del servizio inadeguato
Per liberare coscienza e inettitudine si indica l’autore dello scempio: lo sporcaccione, termine convenzionale usato per indicare chi lancia buste dalla macchina, chi lascia l’immondizia fuori dai cassonetti. Lo “sporcaccione” che scarica a ridosso delle cosiddette isole ecologiche materiale e rifiuti ingombranti che potrebbero tranquillamente conferire, e senza costi, nel centro di raccolta di via Francavilla. Comportamenti difficili da capire e che vanno condannati senza se ma, in alcuni casi molto molto ristretti, con un “ma” rivelatore. “Sono andato per tre giorni poco dopo le 18 e per tre giorni mi sono riportato la spazzatura a casa perché i cassonetti già debordavano. Cosa potrò fare al quarto giorno?” si è domandato un cegliese che ha postato sul social anche la foto del cumulo di rifiuti.
E che dire delle campane per il vetro? Spesso piene e inaccessibili per il cumulo di bottiglie e altro materiale abbandonato accanto al totem dell’inefficienza?

Allora, chiarito per i benpensati pigri e per gli ideologizzati della materia (destra, sinistra, centro, e loro variabili) che gli incivili ci sono e magari approfittano (non si bene perché) della situazione; chiarito pure che i rifiuti abbandonati non vengono dai paesi vicini (una balla colossale nei numeri, se non altro azzerata dalla reciprocità dell’eventuale azione); sottolineato pure che anche i turisti fanno la loro parte con atteggiamenti irriguardosi; detto questo, vi sono evidenti condizioni strutturali che certamente non aiutano chi ha condotte rispettose e responsabili. E che, magari, vuole mantenerle.
Il problema a Ceglie non è solo nel conferimento dei rifiuti. E’ anche nella raccolta. Se si forma la collina dei rifiuti non viene il dubbio che ci siano pochi contenitori? Che peraltro andrebbero puliti e igienizzati e non lasciati sporchi e degradati come quelli attualmente in dotazione.



Il bidone-totem dimenticato: tutti sanno, nessuno raccoglie
Altro aspetto. Cosa si raccoglie, come e quando? Nell’“isola” di contrada Genovese da metà luglio campeggia un bidone in metallo da cui è fuoriuscito un denso liquido nero che è ancora lì, una decina di metri nel solco della stradina. Chi lo ha abbandonato va condannato duramente, ci sarebbe una responsabilità penale se telecamere o controlli più fortunati avessero documentato l’abbandono. Punto. Ma chi non è intervenuto in tutto questo periodo non ha alcuna responsabilità? Eppure l’anomalia e la richiesta di intervento per il materiale inquinante è stata segnalata alla Polizia Locale di Ceglie Messapica: “Grazie per la segnalazione, informeremo subito gli operatori dei rifiuti”. Risultato: il bidone, in senso letterario e popolaresco, è ancora lì.
Il silenzio del Comune sulla tassa di servizio non rispettata dalle istituzioni
Insoddisfa il silenzio delle istituzioni su un tema collettivo e primario per la qualità della vita e per la promozione della cittadina, che non potrà vivere in eterno nel suk di piazza Plebiscito e dintorni. Da parte dei vertici amministrativi, di un dirigente, di un assessore, di un consigliere, del sindaco non c’è pure quella accortezza (meglio chiamarla sensibilità) di spiegare, e magari condividere, le ragioni che determinano questa situazione ingovernata e insopportabile. Tra Comune e ditta dei rifiuti c’è un contenzioso sul capitolato? Mancato introito da parte di cittadini inadempienti? Accordi non previsti nelle dimensioni? Debiti accumulati? Problemi con e tra l’Aro, l’Ambito di raccolta ottimale (sic) che unisce più comuni? Ripicche tra le parti versate sui cittadini? Parlate, spiegate, motivate, chiedete collaborazione, fatevi sentire. E non solo per recitare le quattro parole ripetute in occasione degli eventi estivi.
Non solo per un’autodeterminazione morale verso ciò che ci circonda, ma anche per il prezzo ĺdi un servizio che non è restituito nonostante la Tari sia a Ceglie ai massimi livelli dei costi. Gli avvisi di pagamento edulcorati ricevuti dalle famiglie a giugno saranno aggiornati in dicembre con la richiesta del saldo che maggiora l’imposta del 25-30%. Ma va anche ricordato che la Tari è una tassa di servizio: si paga per la restituzione di un bene. E’ come andare dal fornaio, pagare per un chilo di pane che però non è consegnato. Come lo definite un simile comportamento?

