Il consiglio comunale di Ceglie Messapica ha votato a maggioranza il Dup, testo unico di programmazione per i prossimi tre anni. La soddisfazione dell’amministrazione: “Opere pensate per rendere la città più sicura, più vivibile, più moderna e più resiliente”. L’opposizione stronca: “Fate passare come straordinarie opere che sono invece ordinarie”, “Propaganda. Intanto il castello resta ancora impacchettato”
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Con dieci voti favorevoli il consiglio comunale di Ceglie Messapica ha approvato a maggioranza il Dup, Documento unico di programmazione (bocciato invece dalle consigliere Giusy Resta e Isabella Vitale, mentre si è astenuto il consigliere della Lega Pasquale Santoro).
Secondo i proponenti, sindaco e giunta comunale, il Dup 2026-2028 si presenta come “un atto fondamentale per dare una direzione chiara e credibile allo sviluppo della città nei prossimi anni. Non si tratta di un semplice adempimento tecnico, ma dello strumento che traduce la visione politica in azioni reali, misurabili e sostenibili”.
Nel triennio 2026-2028 sono previsti sulla carta quasi 20 milioni di euro di investimenti, con interventi per la sicurezza stradale, la tutela del territorio, la gestione sostenibile delle acque, la riqualificazione urbana e il miglioramento della qualità della vita. Opere pensate per rendere la città più sicura, più vivibile, più moderna e più resiliente. Una programmazione che, secondo quanto dichiarato dall’amministrazione comunale “tiene insieme partecipazione, innovazione amministrativa, trasparenza e qualità dei servizi, valorizzando il ruolo delle associazioni, il coinvolgimento della comunità e una Pubblica Amministrazione sempre più efficiente e vicina ai cittadini”.
Dai banchi dell’opposizione il rappresentante della Lega, Santoro, si è astenuto sostenendo la validità di alcuni punti che però saranno realizzati nella prossima consiliatura “diversa dall’attuale”.
Contrarie e critiche le due consigliere di opposizione. Giusy Resta pur definendo il Dup un’opera pubblica importante consegnata alla città e pur non mettendo in discussione la missione del documento, “ritengo però – ha affermato – ci sia un po’ di propaganda. Non si capisce questo scatto di operatività negli ultimi mesi del mando” che sono suppletivi rispetto ai cinque anni stabiliti dalla legge (strascichi della stagione del Covid. “Osservo dei ritardi sulle opere, come quelle del recupero del castello ducale ancora impacchettato” ha lamentato Resta.
L’intervento di Isabella Vitale testo a smantellare “i punti realizzati, che devono essere la nostra forza. Fate passare come straordinarie opere che sono invece ordinarie e che la città avrebbe già dovuto avere. Non vi sono bastati 15 anni di governo per realizzare gli interventi descritti?” ha concluso con diffidenza sul testo passato in Aula.

