La storia di Francesco Gargaro, soldato del Regio Esercito disperso sul Montello, in Veneto, durante la Battaglia del Solstizio combattuta nel giugno del 1918. Giuseppe Nigro, di Francavilla Fontana, racconta la storia del militare che riposa tra i militi ignoti: ma una medaglietta devozionale scoperta quasi per caso rinforza l’unità del nostro Paese, trasformando in esempio il sacrificio di tanti giovani che oltre un secolo fa hanno dato la vita per la libertà e la nostra civiltà
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di Giuseppe Nigro
Ci sono oggetti che, pur nella loro apparente semplicità, riescono a custodire la memoria di un’intera comunità. È il caso di una piccola medaglietta votiva della Madonna della Fontana, elevata a protettrice di Francavilla Fontana e Villa Castelli, rimasta sepolta per oltre un secolo nella terra del Montello, in Veneto. Il reperto è riaffiorato quasi per caso laddove, nel giugno del 1918, si consumò una delle battaglie decisive della Prima guerra mondiale.
La sua storia recente inizia il 3 febbraio 2025 nei pressi dell’ex stazione ferroviaria di Nervesa della Battaglia (Treviso). Qui Lino Bernardi, appassionato ricercatore locale e membro dell’Associazione Storico Culturale “Battaglia del Solstizio”, rinviene con il cercametalli il piccolo cimelio in ottone, corroso dal tempo ma ancora leggibile. È a questo punto che si compie un vero e proprio prodigio del destino: a esaminare il reperto, in una coincidenza più unica che rara, è proprio un francavillese, Antonio Calò, membro dello stesso sodalizio. Chiunque altro, pur riconoscendone il valore storico, non avrebbe mai potuto cogliere l’immenso significato culturale nascosto in quella medaglietta, né avrebbe avuto la spinta emotiva per impegnarsi così a fondo. A Calò, invece, è bastata un’occhiata per sentire il richiamo di casa: da quel momento, si è speso in prima persona con un instancabile lavoro di coordinamento e valorizzazione, affinché questo frammento di devozione potesse fare ritorno a Francavilla Fontana con tutti gli onori e la solennità che merita. Una catena di eventi straordinaria, che ha ricongiunto due comunità lontane mille chilometri, ma unite dalla storia.

Dal Salento al Piave
Per comprendere il significato di questo ritrovamento bisogna tornare all’estate del 1918, quando il destino dell’Italia sembrava appeso a un filo. Otto mesi prima, la disfatta di Caporetto aveva costretto il Regio Esercito a una drammatica ritirata fino alla linea del Piave, trasformata nel nuovo baluardo della difesa nazionale. Da quel momento il Montello, rilievo collinare che domina il medio corso del fiume, assunse un’importanza strategica decisiva. Dalle sue alture era possibile controllare gli attraversamenti del Piave e le principali vie di comunicazione verso Treviso, oltre a minacciare le retrovie italiane e le linee ferroviarie indispensabili per il rifornimento del fronte. Tra queste vi era anche la cosiddetta Tradotta, la ferrovia militare Montebelluna-Susegana. Un’eventuale conquista stabile del Montello da parte dell’esercito austro-ungarico avrebbe potuto compromettere l’intero sistema difensivo italiano, costringendo il Comando Supremo a fronteggiare il rischio di una nuova ritirata e aprendo al nemico la strada verso la pianura veneta.
Tra il 15 e il 23 giugno 1918, l’Impero austro-ungarico lanciò quella che sarebbe passata alla storia come Battaglia del Solstizio, l’ultimo grande tentativo di spezzare la resistenza italiana sul Piave. Fu in quei giorni che la Brigata “Aosta” venne richiamata sul Montello.

La Brigata Aosta e i giovani del Sud
La Brigata Aosta, composta dal V e VI Reggimento Fanteria, non era un reparto improvvisato. Aveva già combattuto sul Grappa, a Col della Berretta e a Ca’ d’Anna, distinguendosi per la tenacia dimostrata nei momenti più critici della guerra. Per questo il Comando Supremo la richiamò d’urgenza sul Montello quando l’offensiva austro-ungarica raggiunse il suo momento più drammatico.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, i reggimenti del Regio Esercito non erano composti esclusivamente da soldati della regione in cui erano stanziati. Il sistema di mobilitazione prevedeva che i Distretti Militari raccogliessero i coscritti e li destinassero ai reparti che necessitavano di rinforzi.
Il Distretto Militare di Taranto, competente per gran parte della Puglia meridionale, rappresentò uno dei principali punti di raccolta dei giovani salentini chiamati alle armi. Molti di loro furono assegnati anche al V Reggimento Fanteria della Brigata Aosta. Fu così che anche Francavilla Fontana, assieme a tante altre comunità italiane, pagò un tributo di sangue altissimo al conflitto. L’Albo d’Oro dei Caduti registra 343 cittadini morti durante la Grande Guerra: contadini, artigiani, operai e studenti che lasciarono la propria città per non farvi più ritorno.
Tra questi ragazzi c’era un diciottenne francavillese: si chiamava Francesco Gargaro, figlio di Vincenzo e di Rosalia Alfonso. Nato il 28 luglio 1899, apparteneva alla generazione dei celebri “Ragazzi del ’99”, chiamati anticipatamente alle armi dopo Caporetto per colmare le gravissime perdite subite dall’esercito italiano. Arruolato presso il Distretto Militare di Taranto, fu assegnato proprio al V Reggimento Fanteria.

La battaglia lungo la Tradotta
La documentazione militare permette oggi di ricostruire con precisione quei giorni concitati. Il 15 giugno 1918, la Brigata Aosta venne richiamata d’urgenza per respingere il nemico nella zona di Volpago, entrando in combattimento il giorno successivo. Il 17 giugno fu inviata a rinforzare la 48ª Divisione nella regione di Nervesa della Battaglia e il 18 giugno riuscì a ristabilire la continuità della linea proprio lungo l’argine della ferrovia nei pressi di San Mauro, respingendo ripetuti attacchi austro-ungarici. Quella ferrovia era la cosiddetta Tradotta del Montello, la linea militare Montebelluna-Susegana, arteria vitale realizzata durante la guerra per assicurare un flusso continuo di uomini, munizioni, viveri e materiali verso il fronte. La sua difesa assunse i connotati di un sacrificio indispensabile, poiché garantirne l’integrità significava preservare il funzionamento dell’intero dispositivo logistico italiano. In appena sei giorni, gli stessi in cui, nei medesimi cieli, cadeva l’asso dell’aviazione Francesco Baracca, la Brigata pagò la difesa della Tradotta a un prezzo spaventoso: 1.223 uomini tra morti, feriti e dispersi, compresi trentanove ufficiali.
Il valore dimostrato dai fanti dell’Aosta trovò solenne riconoscimento nel Bollettino di Guerra n. 1123, firmato dal generale Armando Diaz, che citò esplicitamente la brigata tra i reparti distintisi sull’aspro terreno del Montello.
Fu proprio durante quei combattimenti che Francesco Gargaro risultò disperso. L’Albo d’Oro dei Caduti lo registra con una stringata annotazione: “Disperso in combattimento sul Montello, 16 giugno 1918”. Aveva meno di diciannove anni e il suo corpo non fu mai ritrovato; se le sue spoglie sono state recuperate sul campo di battaglia dopo la fine dei combattimenti, oggi riposano quasi certamente tra i soldati ignoti del Sacrario Militare del Montello, a Nervesa della Battaglia.

Una medaglietta che racconta una storia
È impossibile stabilire con assoluta certezza matematica se la medaglietta rinvenuta nei pressi dell’ex stazione ferroviaria appartenesse proprio a Francesco Gargaro. La documentazione ufficiale non consente una simile affermazione diretta e, probabilmente, non lo consentirà mai.
Tuttavia, l’incrocio dei dati storici e anagrafici dell’Albo d’Oro ci consegna un’evidenza che stringe il cerchio in modo straordinario: se è vero che altri sei giovani francavillesi persero la vita in quei giorni drammatici della Battaglia del Solstizio, i registri confermano che le loro esistenze si spezzarono combattendo sul medio Piave. Francesco Gargaro è l’unico soldato di Francavilla Fontana registrato come caduto e disperso specificamente sul Montello, nell’esatta area geografica in cui le ricerche col cercametalli hanno riportato alla luce la piccola medaglietta. Un dettaglio scientifico che trasforma la suggestione in una probabilità storica altissima, quasi assoluta.
In questo senso, il valore di questo semplice oggetto devozionale in ottone va ben oltre quello di un freddo reperto archeologico. Per i soldati partiti da Francavilla Fontana, la Vergine della Fonte rappresentava la Patrona della propria città, il legame inscindibile con la famiglia e con la terra lasciata alle spalle. Un simbolo a cui aggrapparsi per cercare protezione nel fango delle trincee; ci piace immaginare che fossero spesso le mamme, sulla soglia di casa, a consegnare queste medagliette ai propri figli, affidando a quel pezzetto di metallo la speranza che la Madonna potesse intercedere per loro e salvarli da una morte tragica.
Confesso che questa vicenda mi ha colpito profondamente. Fin dall’adolescenza porto sempre con me, nel portafoglio, una piccola immagine della Madonna della Fontana. È un gesto semplice, condiviso da molti francavillesi, che probabilmente non avrei mai immaginato di ritrovare, in una forma così intensa, nella storia di un ragazzo vissuto oltre un secolo fa. Pensare che anche lui possa aver affrontato l’inferno della guerra stringendo lo stesso simbolo della propria fede rende questa vicenda incredibilmente vicina.
Consapevole del valore storico e umano del ritrovamento, Lino Bernardi ha deciso che quella medaglietta non dovesse rimanere custodita in una collezione privata. L’ha quindi affidata ad Antonio Calò, alla moglie Nunzia e al figlio Christian, membri dell’Associazione “Battaglia del Solstizio” di Nervesa della Battaglia, affinché potesse fare ritorno a Francavilla.
Così, il 24 gennaio 2026, la medaglietta è stata finalmente riconsegnata alla comunità, alle istituzioni e alla Madonna della Fontana. Il ritorno è avvenuto nella Basilica del Santissimo Rosario durante la messa in ricordo del miracolo del Rinverdimento degli Ulivi: una coincidenza suggestiva che ha unito una storica grazia cittadina al riscatto dall’oblio di un suo giovane figlio.
Dopo oltre un secolo, questo viaggio ha ricucito un filo spezzato dal tempo, restituendoci non un semplice frammento di metallo, ma la memoria viva di un’intera generazione salentina che lasciò la propria terra per difendere il Paese. Il rientro del cimelio si consacra così come un ponte ideale tra Nervesa della Battaglia e Francavilla Fontana: due comunità oggi indissolubilmente unite nel ricordo di quei ragazzi che, nel giugno del 1918, scrissero con il proprio sacrificio una pagina indelebile della storia d’Italia.
