11 Marzo 2026

Il silenzio di Luisa per la libertà

Luisa, al secolo Virginia Tonelli, e la Risiera di San Sabba
Luisa, al secolo Virginia Tonelli, e la Risiera di San Sabba

Il racconto recuperato da Pasquale Elia, ufficiale dell’Esercito in congedo, di una donna torturata e uccisa perché non volle rivelare i nomi di chi, dopo l’Armistizio dell’8 settembre ’43, combatteva nel Friuli per la rinascita dell’Italia. Fu bruciata viva alla Risiera di San Sabba

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Piccola storia.

La presero. La torturarono. La bruciarono viva. E fino all’ultimo respiro non fece ciò che loro volevano, non tradì nessuno. Si chiamava Virginia Tonelli. E’ stata una delle donne più indomabili della Resistenza Italiana. Non era una eroina per vocazione.

Era una sarta friulana. Una donna qualunque. Una di quelle che lavorano con le mani e tengono insieme le giornate con ago, filo e dignità. Ma quando il fascismo pretese obbedienza e silenzio, Virginia scelse l’unica strada che la sua coscienza le permetteva: disobbedire. Nacque nel 1903 a Castelnovo del Friuli, in una famiglia operaia. Cresciuta tra stoffe e fatica, sviluppò presto una qualità rara, una gentilezza ferma, capace però di diventare ferro quando serviva. Quando il regime cominciò a perseguitare dissidenti e antifascisti, lei non si voltò dall’altra parte. Distribuiva volantini, nascondeva ricercati, organizzava aiuti. Senza clamore. Senza paura esibita.

Dopo l’8 settembre 1943, quando l’Italia sprofondò nel caos, entrò nella Resistenza. Nome di battaglia: Luisa. Ruolo: una delle più importanti staffette partigiane del Friuli. Attraversava paesi e montagne in bicicletta, trasportando documenti, ordini, armi. Lo faceva con una calma che disarmava. Di lei dicevano: “Non si sbaglia. Non si spezza”.

Nel settembre del 1944 venne arrestata. Prima dai fascisti, poi consegnata ai tedeschi e trasferita alla Risiera di San Sabba. Li iniziò l’inferno. Le promisero la vita in cambio di un nome. La fine delle torture in cambio di un indirizzo. La salvezza in cambio di un tradimento. Virginia non accettò nulla. Non parlò. Non cedette. Non fece nemmeno un nome.

Quando capirono che non avrebbero ottenuto nulla, decisero di eliminarla nel modo più feroce. Il 29 settembre 1944 fu bruciata viva nel forno crematorio della Risiera. Aveva quasi quarantuno anni. Pensavano di cancellarla. Invece la resero immortale.

(Storia recuperata dal web da Pasquale Elia, Colonnello dell’Esercito in congedo)

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